Nata nel 1948 quando la Citroën era di proprietà della Michelin, l’iconica 2CV fu ispirata da un principio sociale (quello di rendere la mobiltà accessibile a tutti i livelli, compreso il vasto mondo agricolo francese) attraverso soluzioni semplici e funzionali.
Ma al varo di questo progetto di successo – oltre 5,1 milioni di esemplari prodotti in 40 anni – contribuì anche dalla non celata intenzione dei Michelin di far crescere il mercato automobilistico del Paese, appena uscito dalla guerra, e di riattivare così le vendite di pneumatici.
Ora, quasi a distanza di 80 anni, la 2CV resta un riferimento e non solo nel concetto costruttivo. E una sua moderna versione potrebbe certamente fornire molti dei vantaggi dell’antenata – tra cui appunto la democratizzazione della mobilità, in questo caso elettrica – e rivitalizzare, in senso generale, il mercato delle auto entry level.
Il principio ispirativo odierno resterebbe dunque lo stesso, ma esteso a tutti i costruttori presenti nella fascia entry level. Quella che viene definita la ‘futura 2CV’ – così come anticipato di diverse interviste dal ceo di Citroën Xavier Chardon – apparterrà infatti alla nascente categoria M1E a cui sta lavorando la Commissione Europea e riservata a modelli elettrici lunghi non più di 4,2 metri e assemblati all’interno dell’Unione.
La 2CV, al pari degli altri modelli M1E a cui stanno lavorando già molte aziende, potrà dunque beneficiare di un nuovo regolamento meno impattante sui costi industriali e soprattutto su sostegni sia della Ue che dei singoli Paesi Le specifiche finali delle M1E (paragonate da molti alle Kei Car giapponesi) sono in fase di definizione, ma le proposte tecniche all’esame dovrebbero includere una massa non superiore a 1.500 kg e una velocità massima limitata a 120 km/h.
Queste piccole auto rappresenteranno però un importante passo in avanti rispetto ai quadricicli leggeri elettrici (categoria L7e) in quanto le auto omologate M1E dovranno rispettare gli elevati standard di sicurezza delle auto tradizionali M1, inclusi i crash test e le normative Euro 7.
La Commissione Europea sta egualmente valutando – per ridurre i costi di ricerca e sviluppo – procedure di omologazione con norme congelate per 10 anni e soprattutto l’integrazione di sistemi Adas meno complessi (e quindi meno costosi) rispetto alle auto M1.
Ci dovrebbero essere anche altri vantaggi per i Costruttori come l’istituzione di super-crediti CO2, in quanto quelli relativi alle M1E avranno un moltiplicatore 1,3 rispetto alle M1 ai fini del calcolo delle emissioni medie della flotta. Un punto questo sempre ‘critico’ perché origine di pesanti sanzioni alle Case auto.
Tornando alla futura Citroën 2CV – che potrebbe essere svelata al Mondial de l’Auto Paris 2026 che si aprirà 12 ottobre – le indicazioni fornite sia dalle stesso management dell’azienda che dalla stampa specializzata (il periodico britannico AutoExpress ne ha ricostruito con un rendering il possibile aspetto) parlano della base costruttiva Smart Car.
Una piattaforma questa che nel portfolio Stellantis è quella dei modelli C3, C3 Aircross e Fiat Grande Panda. E che dovrebbe essere ‘vestita’ con un look sbarazzino, in parte ispirato anche a quello del concept Revolte del 2009, ideato dall’ex responsabile del design di Citroën, Jean-Pierre Ploué oggi a capo dello stile di tutto il Gruppo Stellantis.
Come mostra il rendering pubblicato da Auto Express la prossima 2CV sarà molto più vicina all’originale che non a quello (modernizzato) della proposta del 2009, non fosse altro che per il tipico ‘sguardo’ con i due occhi-proiettori.
“Se si pensa alla 2CV, un’auto economica per le campagne – ha recentemente dichiarato Pierre Leclercq oggi a capo del design di Citroën – è fondamentale preservarne la filosofia e i valori.
Se si può reinterpretarli in un’auto moderna, allora facciamolo”.
Automobile Magazine-ITALIA



















