L’Unione europea punta sul ‘Made in Europe’ per rafforzare l’industria e ridurre le dipendenze dall’estero. Dopo mesi di discussioni e vari rinvii, la Commissione Ue ha presentato l’Industrial Accelerator Act, una proposta di legge che introduce criteri di preferenza europea e requisiti di basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei programmi di sostegno industriale. L’obiettivo del ‘Buy European’ è sostenere i settori strategici della manifattura europea nella transizione verso tecnologie più pulite e rafforzare la competitività delle imprese di fronte alla concorrenza internazionale, in particolare quella cinese.
La proposta riguarda filiere che rappresentano complessivamente circa il 15% della manifattura europea e sono considerate cruciali per l’economia dell’Unione, dalle industrie energivore come alluminio, cemento e acciaio all’automotive e alle tecnologie pulite, tra cui batterie, energia eolica, pannelli solari, elettrolizzatori per l’idrogeno, pompe di calore e alcune componenti del nucleare. “Il nostro obiettivo è chiaro: riportare l’industria al 20% del Pil europeo entro il 2035”, rispetto al 14% attuale, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per la strategia industriale, Stéphane Séjourné. La nuova legge, ha affermato il politico francese, rappresenta “un cambiamento di dottrina economica” per l’Unione.
“Finalmente la proposta che noi abbiamo sollecitato del ‘Made in Europe’ è contenuta nell’Industrial Accelerator Act presentato dal commissario Sejourné, finalmente l’Europa ci ascolta”, ha affermato il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, salutando con favore anche il fatto che nell’agenda del prossimo Consiglio europeo figuri la revisione del meccanismo del sistema di scambio delle quote di Emissione Ets.
Uno dei pilastri della proposta di Bruxelles è l’uso della spesa pubblica per sostenere la produzione industriale europea.
Gli appalti pubblici nell’Ue valgono oltre 2.000 miliardi di euro l’anno, pari a circa il 14% del Pil europeo. La proposta prevede che dal gennaio 2029 nei settori delle costruzioni e dell’auto si applichino quote minime di prodotti a basso contenuto di carbonio e di origine europea: il 25% per l’alluminio e il 5% per il cemento. Per l’acciaio sarà invece richiesto un contenuto minimo del 25% di produzione a basse emissioni. Sul fronte dell’automotive, il regolamento prevede che i veicoli elettrici sostenuti da fondi pubblici siano assemblati nell’Unione europea e includano una quota significativa di componenti prodotti nei Ventisette.
Le norme dovrebbero applicarsi anche ad alcuni partner commerciali considerati “affidabili”, purché garantiscano alle imprese europee un accesso reciproco ai propri mercati degli appalti pubblici. In pratica avranno accesso i Paesi che firmano l’Accordo sugli appalti pubblici dell’organizzazione mondiale del commercio. In mancanza di reciprocità la lista dei partner potrebbe venir però ridotta dalla Commissione.
La proposta introduce inoltre nuove condizioni per alcuni investimenti esteri nei settori strategici. Per progetti superiori a 100 milioni di euro provenienti da Paesi che controllano una quota molto rilevante della produzione mondiale (in pratica questa soglia riguarda soprattutto la Cina) si vogliono garantire ricadute industriali nell’Unione. Tra le condizioni previste figurano così il trasferimento di tecnologia, una quota significativa di occupazione europea e la collaborazione con imprese locali, con l’obiettivo di evitare che l’Europa diventi solo una piattaforma di assemblaggio.
L’Industrial accelerator act dovrà ora essere negoziato dal Parlamento europeo e dagli Stati membri prima dell’adozione definitiva, e sono prevedibili modifiche nel corso dell’iter, considerando anche il difficile negoziato degli scorsi mesi.
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