Honda interromperà la produzione di
veicoli a benzina in due stabilimenti in Cina e avvierà per la
prima volta le importazioni di un Suv elettrico (Ev) fabbricato
nel Paese del Dragone per il mercato giapponese. Si tratta di
una mossa strategica per far fronte alla grave crisi delle
vendite in atto, e riposizionare il marchio nel maggiore mercato
automobilistico al mondo. In questo contesto il secondo
produttore nipponico per volumi di vendita, manterrà attivi due
impianti cinesi dedicati ai veicoli a zero emissioni, ma
procederà al ridimensionamento della capacità produttiva annuale
dei modelli a combustione interna, attualmente pari a 960.000
unità. Una decisione resa necessaria dalla forte concorrenza sui
prezzi innescata dai produttori locali di Ev, primo fra tutti
BYD. I dati più recenti evidenziano a difficoltà del gruppo: in
Cina le produzione nel 2025 è scesa del 16,4% a 680.000 vetture
nel 2025, mentre a marzo le consegne si sono attestate a 36.000
esemplari, in calo per il 26esimo mese consecutivo; lontane
dalle oltre 150.000 unità registrate nello stesso mese del 2021,
principalmente a causa dei ritardi nel lancio di nuovi modelli
rispetto ai concorrenti locali. Nel frattempo Honda inizierà a
vendere in Giappone l’Ev “Insight”, un Suv realizzato con la
joint venture Dongfeng e riadattato per il mercato domestico. Si
tratta del secondo modello importato dalla Cina dopo il
monovolume Odyssey, in linea con una strategia che, secondo la
casa automobilistica, contribuirà a migliorare il tasso di
utilizzo degli impianti cinesi, frenati dal calo della domanda.
Il piano di ristrutturazione, dicono gli analisti, si muove su
un terreno finanziario sempre più scosceso: il gruppo ha infatti
anticipato il rischio di chiudere l’anno fiscale concluso a
marzo 2026 con una perdita netta, per la prima volta dalla sua
quotazione in Borsa, avvenuta nel 1957.
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