Tentò di vedere una falsa Ferrari 250 Gto, condannato a Torino

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Si procurò e tentò di rivendere
un’automobile che era stata rimaneggiata in modo che apparisse
come una Ferrari 250 Gto, la leggendaria coupé diventata un
modello iconico della casa di Maranello. Con questa accusa un
torinese di 78 anni è stato condannato dalla Corte d’appello del
capoluogo piemontese a 14 mesi di reclusione.

   
La sentenza, confermata nei giorni scorsi dalla Cassazione, è
stata rilanciata anche da alcuni siti di informazione giuridica:
gli Ermellini hanno infatti ribadito il principio in base al
quale a far scattare il reato (la falsificazione e il commercio
di beni realizzati usurpando marchi di proprietà industriale)
non è stato l’acquisto per uso personale, ma il proposito di
messa in vendita.

   
La Ferrari 250 Gto, prodotta fra il 1962 e il 1964 (a quanto
pare solo in 36 esemplari), è una delle vetture più amate e
conosciute dagli appassionati ed è con ogni probabilità anche la
più costosa. Lo scorso gennaio un collezionista californiano ha
annunciato sul web di essere riuscito – in un’asta – ad
acquistarne una della versione ‘Bianco speciale’, con guida a
destra, per circa 38 milioni.

   
Il caso arrivato al vaglio dei giudici piemontesi risale al
2017. L’automobile era stata ‘aggiustata’ con un sapiente lavoro
di carrozzeria in modo che forma e linee stilistiche
ricordassero la Gto. In effetti nel libretto di circolazione era
specificato che si trattava del rimaneggiamento di una vettura
di una casa giapponese, ma il marchio era Ferrari e gli annunci
di vendita recuperati dagli inquirenti la presentavano come
“nuova”.

   
La difesa ha eccepito che all’epoca la Ferrari aveva da tempo
perso il diritto di privativa sul modello (poi nel 2019 il
tribunale di Bologna, dopo un’istanza presentata da uno studio
legale interpellato da Maranello, stabilì che la Gto doveva
essere considerata una vera e propria “opera d’arte”) e
soprattutto che al momento dell’acquisto l’imputato non
intendeva entrare nella catena di distribuzione: se fosse stato
così, sarebbe scattata solo una sanzione amministrativa.

   

Automobile Magazine-ITALIA