In merito all’obbligo di targa
per i
monopattini elettrici Assoutenti ha inviato una istanza al
ministero dei Trasporti segnalando alcune criticità legate al
nuovo contrassegno. Come noto entro il prossimo 16 maggio i
proprietari di monopattini elettrici dovranno dotarsi della
apposita targa da installare sul mezzo, e chi non si adegua
andrà incontro a sanzioni fino a 400 euro. – ricorda Assoutenti
– Tuttavia numerose segnalazioni giunte all’associazione
evidenziano alcune problematiche legate proprio alla natura del
contrassegno.
Un primo ordine di problemi riguarda l’adesione del
contrassegno alle superfici del mezzo: qualora il parafango
posteriore o il piantone dello sterzo non risultino
perfettamente puliti, sgrassati e asciutti, l’adesivo non
garantisce un’aderenza adeguata. La situazione è aggravata dal
fatto che le superfici destinate all’applicazione sono
frequentemente curve, ruvide o realizzate in plastica porosa,
rendendo di fatto impossibile far aderire l’etichetta. – scrive
Assoutenti nell’istanza al Mit – Il posizionamento sul parafango
posteriore, poi, espone l’etichetta a forti vibrazioni durante
la marcia, nonché a pioggia, fango e sbalzi di temperatura,
fattori che ne accelerano il deterioramento e ne compromettono
progressivamente la leggibilità. Un aspetto di particolare
rilievo riguarda la natura antimanomissione e l’irreversibilità
del contrassegno: l’etichetta è progettata con microtagli che ne
determinano la frammentazione in caso di tentativo di rimozione,
rendendo impossibile la riapposizione. Ne consegue che un
posizionamento errato comporta la perdita definitiva del
contrassegno e la necessità di richiederne uno nuovo, con
relativi oneri a carico del cittadino.
“Per tali motivi abbiamo chiesto al Mit di rendere
disponibili contrassegni con caratteristiche tecniche adeguate
alle molteplici tipologie di superfici presenti sui monopattini
in commercio, e di valutare forme alternative di identificazione
del mezzo — quali un contrassegno rigido avvitabile, un sistema
QR-code su supporto rigido o un codice identificativo gestito
tramite banca dati — che garantiscano le medesime finalità di
tracciabilità senza i rischi di applicazione errata o
deterioramento”, conclude il presidente Gabriele Melluso.
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