Per Volvo, la sicurezza non è un semplice accessorio o un obiettivo di marketing, ma un pilastro fondante della propria identità sin dal 1928 anno di creazione di Volvo Trucks.
Una visione di Zero Accident, cioè di eliminazione dei pericoli e delle conseguenze degli incidenti stradali, che per costruttore svedese non si limita da sempre alla protezione di chi siede al volante di un mezzo pesante, ma abbraccia una responsabilità sociale più ampia: la salvaguardia degli utenti vulnerabili della strada, come ciclisti e pedoni.
È in questo ampio e importante contesto che si inserisce il programma globale See and Be Seen (Vedere ed essere visti) che Volvo Trucks ha lanciato come iniziativa educativa destinatale a portare la cultura della sicurezza direttamente nelle scuole. E in particolare – come è stato ribadito con le attività che hanno coinvolto nella sede italiana di Volvo Trucks a Zingonia in provincia di Bergamo oltre 100 alunni della scuola secondaria di primo grado Beltrami (Milano) – per creare consapevolezza dei rischi legati alle interazioni tra veicoli pesanti e persone.
Spesso, pedoni e ciclisti non sono pienamente consci dei limiti di visibilità di chi siede al posto guida di un grosso camion in particolare per quanto riguarda i cosiddetti ‘angoli ciechi’ laterali e la stessa presenza delle persone in basso davanti o di lato alla cabina, dove può arrivare solo lo sguardo delle telecamere (se presenti).
Come ha spiegato a Zingonia Giovanni Dattoli, ad di Volvo Trucks Italia, il “programma See and Be Seen affronta il problema alla radice, coinvolgendo in questa fase del programma i bambini con attività pratiche e dimostrazioni visive che insegnano loro come muoversi in sicurezza in prossimità di un mezzo pesante.
L’approccio di Volvo nei confronti dei più giovani – che raramente apprendono nelle scuole l’educazione stradale – è semplice ma d’impatto. “Attraverso kit didattici, video e sessioni interattive, gli studenti imparano le tre regole d’oro Fermati, Guarda e Saluta (Stop, Look, Wave) che erano già state al centro di una iniziativa nata nel 2017 e che ora sono enfatizzate dal concetto Vedere ed essere Visti”.
Prima di attraversare – spiega la campagna di Volvo Trucks destinata ai bambini – fermati; guarda bene se un veicolo sta arrivando; assicurati di aver stabilito un contatto visivo con l’autista e fagli un cenno per essere certo che ti abbia visto.
Questo piccolo gesto può fare la differenza tra un tragico incidente e un transito sicuro.
Educare ai comportamenti corretti e creare una cultura della consapevolezza completa dunque ciò che Volvo Trucks fa attraverso lo sviluppo tecnologico dei propri veicoli. Se da un lato l’educazione stradale prepara i cittadini del futuro, dall’altro l’ingegneria svedese lavora costantemente per eliminare l’errore umano.
Sistemi come il monitoraggio degli angoli ciechi tramite telecamere laterali, frenata d’emergenza automatica e radar di prossimità sono alcune delle soluzioni progettate specificamente per rilevare la presenza di ciclisti e pedoni in situazioni critiche, come le svolte nelle strade urbane.
Ad affiancare Volvo Trucks in questo impegno – secondo cui la vera innovazione non si misura solo nella potenza o nell’efficienza d’impiego, ma nella capacità di rendere le strade un luogo sicuro per tutti, a partire dai più piccoli – è intervenuto a Zingonia il celebre divulgatore scientifico Andrea Moccia, conosciutissimo come Geopop. Un alleato perfetto per trasformare la sicurezza stradale da obbligo noioso a scoperta affascinante.
Per Geopop serve far comprendere i meccanismi fisici (come il fatto che lo spazio di frenata non raddoppia con la velocità, ma aumenta col quadrato di essa) rendendo il pericolo tangibile e reale, ad esempio visualizzando la forza d’urto come una caduta da un decimo piano.
Altro argomento ‘forte’, che entusiasma i giovani, è la neuroscienza della distrazione. Mostrando i millisecondi che il cervello impiega per spostare l’attenzione dallo schermo di uno smartphone alla strada, e calcolando quanti metri percorre un veicolo in quel tempo (anche solo a 40 km/h), si dimostra che non è una questione di ‘essere bravi’, ma di limiti biologici insuperabili.
Quindi – è stato ribadito – solo la consapevolezza e la corretta valutazione dei rischi possono ridurre o evitare del tutto gli incidenti.
Automobile Magazine-ITALIA





















