Una gamma tra le più giovani del mercato, una strategia fondata su valore e redditività più che sui volumi e un percorso verso l’elettrico da accompagnare con pragmatismo. È questa la visione di Sebastian Guigues, ceo di Renault Group Italia, che – nel corso della sua intervista negli studi di ANSA – traccia un bilancio dell’attuale posizionamento della marca in Italia e in Europa.
“Oggi il modello con più anni è Austral, che ne ha quattro: significa avere una gamma estremamente recente e aggiornata”, spiega. Un ricambio rapido che consente di offrire tecnologie di ultima generazione, a partire dall’integrazione dei servizi digitali sviluppati con Google, con un ecosistema connesso che riproduce in auto l’esperienza dello smartphone.
La linea resta quella definita dal piano industriale Renaulution, lanciato sotto la guida dell’ex ceo Luca de Meo: due direttrici complementari, due “gambe”, elettrico e ibrido.
“L’elettrico è il punto di arrivo, ma l’ibrido è una tecnologia di transizione efficiente, accessibile e già molto apprezzata dai clienti”, osserva Guigues. In Italia, infatti, circa il 60% delle vendite Renault è rappresentato da motorizzazioni ibride.
Nel nostro Paese il marchio resta fortemente legato a Renault Clio, “quasi un brand nel brand”. Dal 1992 ne sono state vendute 18 milioni nel mondo, di cui 2 milioni in Italia. “Clio è un’istituzione nel segmento delle compatte: ha saputo rinnovarsi generazione dopo generazione, offrendo oggi contenuti tecnologici da segmento superiore a un prezzo accessibile”.
Sul piano industriale, Renault ha scelto una strategia in controtendenza rispetto alle solite logiche di mercato: “Abbiamo scelto più valore che volumi, una decisione non scontata nel nostro settore. Oggi presentiamo uno dei migliori risultati in Europa, con un margine operativo intorno al 6,5%”. Centrale anche l’attenzione al valore residuo, leva chiave in un mercato sempre più orientato al noleggio.
Guardando al futuro, il traguardo europeo del 2035 – stop ai motori termici – è per Guigues un obiettivo chiaro ma da gestire con realismo. L’Italia è ancora sotto il 10% di quota di mercato per le auto elettriche, lontana da altri Paesi come la Norvegia.
“La destinazione è definita, ma bisogna parlare di più delle strade e dei modi per arrivarci. Non tutti possono passare subito all’elettrico per ragioni di costo e di infrastrutture”.
Infine, il tema della competitività globale. “Dobbiamo assicurarci che tutti giochino con le stesse regole. L’industria automobilistica europea è forte, ha storia, tecnologia e capacità di design. La transizione è necessaria, ma va accompagnata proteggendo il valore e il savoir-faire che rappresentano un patrimonio per tutto il continente”.
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