Un approccio pragmatico (“Il domani è oggi”) quello con cui il Gruppo Bosch e in particolare il suo ceo Stefan Hartung hanno tracciato la rotta strategica del colosso tedesco dell’innovazione e dei servizi verso il 2030, passando attraverso un quinquennio che rappresenta “la fase più delicata della storia recente di Bosch” e che Hartung ha definito una “traversata tecnologica nel deserto”.
In questi anni, infatti, l’azienda dovrà finanziare il futuro (Software e Ai) con i profitti derivanti dalle tecnologie tradizionali, in un mercato globale estremamente volatile.
Durante il suo intervento alla tradizionale conferenza sui risultati che si è svolta a Renningen (Stoccarda) Hartung non nasconde che il periodo 2025-2027 sarà caratterizzato da una crescita moderata e da una forte pressione sui margini. Nel 2026 la domanda dei mercati core rimarrà debole. Ecco perché la strategia di Bosch non sarà più solo “crescere” ma “snellire”. Dovranno essere ridotti i costi strutturali per rimanere competitivi rispetto ai produttori cinesi, che ora dettano lo standard globale dei prezzi.
Hartung ha indicato il 2027 come “punto di svolta” (sostenuto per l’azienda fuori dall’automotive da una decisa ripresa del mercato delle pompe di calore in Nord America) con il consolidamento dei ricavi derivanti dal software automobilistico.
I prossimi cinque anni, del resto, “vedranno la Cina non solo come mercato di vendita, ma come centro di innovazione”. Bosch continuerà a investire massicciamente nel Paese (Local for Local) e viaggiare alla velocità del treno dello sviluppo asiatico.
Nonostante il recente ammorbidimento dei parametri rispetto alle proposte iniziali, l’impatto delle norme Euro 7 rimane un fattore determinante nella strategia di Hartung:. Il numero Uno di Bosch ha chiarito che ogni euro speso per aggiornare i motori a combustione alle norme Euro 7 è un euro sottratto all’elettrificazione. L’azienda sta cercando di bilanciare questo sforzo fornendo soluzioni che riducano le emissioni ora incluse nei nuovi standard – come il particolato da freni e pneumatici – senza bloccare la ricerca sulle batterie.
Poiché il rispetto delle norme Euro 7 richiede un monitoraggio continuo delle emissioni a bordo (OBM) ciò rappresenta un’opportunità commerciale per Bosch, – leader nella sensoristica – che potrà far crescere la presenza della sua tecnologia in ogni singolo veicolo termico prodotto.
In sintesi, per Hartung l’Euro 7 è un male necessario: un onere ingegneristico che però permette a Bosch di dimostrare la propria superiorità tecnica nella riduzione dell’impatto ambientale, consolidando il fatturato dei motori tradizionali mentre si attende il “take-off” definitivo dell’elettrico.
Il focus è dunque chiaro: trasformare le sfide della transizione in opportunità di crescita, puntando tutto sulla fusione tra meccanica, elettronica e software. “Bosch può consegnare il futuro anche in condizioni sfavorevoli – ha dichiarato Hartung. Ed ha sottolineato come “la capacità di connettere sistemi intelligenti sia la chiave per rendere l’auto di domani un’esperienza totalmente immersiva” La strategia si poggia su tre pilastri fondamentali della mobilità moderna: automazione, elettrificazione e software-defined mobility. In quest’ultimo ambito, Bosch punta a capitalizzare la sua leadership tecnologica, forte di un portafoglio ordini record nel settore ADAS (sistemi di assistenza alla guida) e nelle soluzioni per l’asse elettrico (e-axle), sempre più richieste dai produttori globali.
L’intelligenza artificiale diventa il motore trasversale di ogni innovazione. Non solo nei sensori automobilistici, ma anche nei servizi connessi per flotte e logistica, dove Bosch Global Service Solutions prevede una crescita a doppia cifra grazie ad applicazioni basate su IA.
Hartung ha poi evidenziato il valore della strategia “globale ma locale”. In un mondo frammentato, la capacità di adattare supply chain e portafogli prodotti alle esigenze regionali — pur mantenendo standard qualitativi mondiali — permette a Bosch di confermarsi primo fornitore internazionale anche nel difficilissimo mercato cinese.
Intanto, lo sguardo è rivolto anche alle nuove frontiere del business. Attraverso la controllata Bosch Business Innovations, il Gruppo ha stanziato 200 milioni di euro per incubare oltre 20 startup entro il 2030, focalizzandosi su software e aree esterne al core business tradizionale.
Automobile Magazine-ITALIA




















