Ancora rialzi per i carburanti, gasolio a un passo da 2,1 euro. Il governo taglia le accise per 20 giorni

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Aumentano ancora i prezzi dei carburanti. Il gasolio è a un passo da 2,1 euro al litro in media nazionale self service (massimo dal 22 marzo 2022), la benzina verso 1,86 euro al litro (massimo da fine luglio 2024).
    Stando alla consueta rilevazione di Staffetta quotidiana, Q8 ha aumentato di sei centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina e di uno quelli del gasolio. Per Tamoil si registra un rialzo di quattro centesimi sulla benzina e di due sul gasolio. Queste le medie dei prezzi praticati comunicati dai gestori all’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina su circa 20mila impianti: benzina self service a 1,855 euro/litro (+13 millesimi, compagnie 1,858, pompe bianche 1,849), diesel self service a 2,089 euro/litro (+18, compagnie 2,090, pompe bianche 2,087). Benzina servito a 1,988 euro/litro (+13, compagnie 2,026, pompe bianche 1,918), diesel servito a 2,221 euro/litro (+18, compagnie 2,256, pompe bianche 2,156).
    Gpl servito a 0,705 euro/litro (invariato, compagnie 0,715, pompe bianche 0,694), metano servito a 1,506 euro/kg (+5, compagnie 1,507, pompe bianche 1,505), Gnl 1,233 euro/kg (-1, compagnie 1,239 euro/kg, pompe bianche 1,229 euro/kg). Sulle autostrade, benzina self service 1,940 euro/litro (servito 2,190), gasolio self service 2,148 euro/litro (servito 2,397), Gpl 0,836 euro/litro, metano 1,538 euro/kg, Gnl 1,295 euro/kg.
   

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy rende noto che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, in data odierna il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,867 euro al litro per la benzina e 2,103 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,950 euro al litro per la benzina e 2,169 euro al litro per il gasolio.

Il prezzo del gasolio in modalità servito sfonda in un impianto autostradale la soglia psicologica dei 2,7 euro al litro, e raggiunge oggi quota 2,709, mentre la benzina al servito viene venduta sopra i 2,5 euro al litro. Lo afferma il Codacons, sulla base dei dati pubblicati oggi sul sito Mimit. Un dato che dimostra la corsa inarrestabile dei listini alla pompa che in alcune aree del Paese e sulle autostrade raggiungono livelli molto più elevati rispetto la media nazionale, spiega l’associazione. Per quanto riguarda la rete stradale, oggi il prezzo medio del gasolio aumenta ancora e si attesta a 2,103 euro al litro, con una crescita netta del +22% rispetto a fine febbraio, prima dello scoppio del conflitto. In termini di spesa, si tratta di un rincaro da +38 centesimi che comporta una stangata da +19 euro per un pieno di diesel, +456 euro su base annua ad automobilista considerando una media di due pieni al mese. – analizza il Codacons – La benzina costa invece 1,867 euro al litro, con un incremento del +11,6% rispetto a fine febbraio, +9,75 euro a pieno. Di fronte a tale situazione convocare oggi le compagnie petrolifere non servirà a nulla: tavoli di confronto e monitoraggi dei prezzi non faranno scendere i listini alla pompa, e l’unica misura che andava adottata a tempo debito era il taglio delle accise così come previsto dalla normativa vigente, conclude il Codacons.

Il governo taglia le accise per 20 giorni

Una mossa anti-speculazione. E per contenere, con un taglio di 25 centesimi al litro, i costi saliti alle stelle dei rifornimenti dal benzinaio. Giorgia Meloni, a sorpresa, riunisce il Consiglio dei ministri alle sette di sera, quando già la aspettano a Bruxelles, per dare il via libera a un decreto legge che le opposizioni invocano dall’inizio della guerra, e che ora a tre giorni dal referendum ha, la critica immediata del Pd, un sapore tutto “elettorale”. Il governo stanzia poco più di mezzo miliardo per fermare subito “gli aumenti ingiustificati” e “la possibile impennata dei prezzi legata alla crisi”, rivendica invece la premier, che la scorsa settimana in Parlamento aveva chiesto tempo per valutare bene come calibrare un intervento che è a tempo ma che l’esecutivo è pronto a prorogare se la crisi non dovesse rientrare. Il Consiglio dura appena mezz’ora. Per tutta la giornata tra Mef, Mase e Palazzi Chigi si studia come chiudere un pacchetto che la premier vuole approvare prima di affrontare sul ring europeo l’altra battaglia, quella sugli Ets che aggravano le imprese energivore. Meloni chiama Gilberto Pichetto e Giancarlo Giorgetti per fare un punto in mattinata, prima di andare insieme a loro e agli altri ministri alla consueta colazione con Sergio Mattarella al Quirinale che precede il vertice Ue. In quella sede la premier avrebbe preannunciato al presidente della Repubblica l’intenzione di agire con un decreto legge – che dovrebbe andare subito in Gazzetta Ufficiale – . Subito dopo viene diramato l’alert a tutto l’esecutivo sul “possibile” Cdm serale. Che rimane al condizionale fino a un’ora prima della convocazione. Perché far tornare i conti e reperire i fondi (circola il target di un miliardo, alla fine è poco più della metà) non è semplice e pure perché le ipotesi sul tavolo sono diverse. In alcune bozze viene rispolverato il bonus carburanti, da abbinare ai beneficiari della social card. Ma Meloni vuole un intervento generalizzato, che non incida sulle sole fasce più deboli. Alla fine si va al taglio delle accise per 20 giorni (con conseguente calo dell’Iva) che si traduce nei 25 centesimi di meno alla pompa. Proprio la misura perorata per tutto il giorno da Matteo Salvini, che a Milano incontra i petrolieri e lancia anche l’idea (già adottata dal suo amico Viktor Orban) di un “tetto” al prezzo di benzina e diesel. I tecnici in effetti lo valutano ma solleva troppi problemi (non da ultimo quello della concorrenza in un libero mercato) e la misura viene abbandonata in favore delle accise. C’è poi anche il rafforzamento dei poteri ispettivi di Mr. Prezzi, e le “sanzioni” che colpiranno benzinai ma anche fornitori che si dovessero dimostrare speculatori. Per gli autotrasportatori si rispolvera invece il credito d’imposta già applicato allo scoppio della guerra in Ucraina, esteso alla pesca al 20%. E’ Salvini, e non la premier, ad annunciare per primo il “sostanzioso” calo delle accise approvato dal Cdm, quando la riunione è finita da nemmeno dieci minuti. Era già programmata – sottolineano dalla Lega – la sua presenza in tv per la campagna referendaria e l’occasione si presenta con un tempismo perfetto per rivendicare l’azione di protezione nei confronti degli italiani che “pagheranno di meno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli”. In contemporanea, peraltro, Antonio Tajani diffonde un video per assicurare che già da subito automobilisti e autotrasportatori potranno godere della misure anti-rincari. Da ultima infine è lei, Giorgia Meloni, in una sorta di corsa a intestarsi le misure anti-rincari, a spiegare prima al Tg1 delle 20, poi nell’oramai abituale video social quando si tratta di decisioni di rilievo, che è grazie agli interventi del governo se i rincari in Italia sono stati meno pesanti che in altri paesi europei. E ad assicurare che l’esecutivo vigilerà perché “i soldi degli italiani non finiscano agli speculatori”. 

Esposto Assoutenti ad Antitrust e Gdf su ‘rialzi speculativi carburanti’

L’associazione dei consumatori Assoutenti ha presentato all’Antitrust ed alla Guardia di Finanza un esposto sui recenti “rialzi speculativi dei carburanti”. Assoutenti nel documento sottolinea: “il primo profilo che richiede verifica riguarda il rapporto tra l’andamento delle quotazioni internazionali e la rapidità con cui i relativi incrementi vengono trasferiti sul prezzo finale. Occorre accertare se, nella fase di maggiore tensione dei mercati, il rialzo dei listini alla pompa sia avvenuto in misura e con tempi effettivamente coerenti con l’incremento dei costi sostenuti dagli operatori, oppure se esso sia stato applicato anche con riferimento a prodotto acquistato, coperto o comunque reso disponibile in epoca anteriore all’ultimo aumento”. “Merita approfondimento anche la struttura temporale degli approvvigionamenti della materia prima e dei prodotti energetici, i quali, secondo quanto riferito da operatori del settore, possono essere programmati e contrattualizzati con significativo anticipo”. Un secondo profilo concerne “la struttura commerciale della filiera. Il mercato rete, destinato ai consumatori finali tramite i distributori stradali, realizza l’incasso in via immediata, mentre il mercato extrarete o industry, destinato a imprese, cantieri, aziende agricole e altri operatori economici, opera frequentemente con dilazioni di pagamento. Tale differenza, soprattutto nelle fasi di forte volatilità, può incidere sulle scelte commerciali degli operatori, incentivando la concentrazione delle vendite sul canale in grado di assicurare maggiore liquidità”. Si punta poi ad approfondire “la distribuzione materiale del prodotto e la possibile gestione selettiva delle forniture. Sono state infatti segnalate difficoltà di approvvigionamento e ritardi nelle consegne a carico di impianti indipendenti, incluse le cosiddette pompe bianche, proprio nella fase di rialzo dei prezzi. Occorre poi verificare se la gestione delle scorte e dei tempi di immissione in consumo, unitamente alla rapidità di adeguamento dei listini e alla distribuzione delle forniture, abbia concorso a valorizzare immediatamente a prezzi più elevati prodotto già disponibile o acquistato a costi inferiori, trasferendo con particolare intensità gli aumenti sulla rete e quindi sul consumatore finale”. 

Automobile Magazine-ITALIA

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