Tenete i prezzi bassi e non fate i furbi: se la quotazione del petrolio scende, deve calare anche il prezzo dei carburanti. E se provate a speculare, il governo è pronto ad adottare tutte le misure per fermarvi, compreso tassarvi gli extraprofitti. L’avvertimento ai petrolieri sul caro carburanti è stato lanciato due volte oggi dall’esecutivo. Alla mattina dalla premier Giorgia Meloni alla Camera, nell’informativa sull’attività di governo: al pomeriggio dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, in un incontro con le principali compagnie petrolifere. “L’Italia è pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi – ha detto Meloni in parlamento – compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche”. Mercoledì le quotazioni del petrolio erano scese del 16%, dopo l’annuncio della tregua in Iran. Ma il giorno dopo i carburanti alla pompa sono ancora rincarati. Il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale è salito oggi a 1,792 euro al litro per la benzina (mercoledì era 1,789 euro) e a 2,184 euro al litro per il gasolio (2,178 il prezzo del giorno prima).
Insomma, i prezzi alla pompa salgono subito ad ogni aumento del greggio, anche se magari benzina e gasolio sono stati acquistati mesi prima. Ma non scendono con la stessa velocità quando le quotazioni di Brent e Wti calano, come hanno fatto notare le associazioni dei consumatori Unc e Codacons. L’Enea ha fatto i conti di quanto sia costata finora agli italiani la guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran: almeno 1 miliardo di euro. “Solo per il mese di marzo – scrive l’esperto Francesco Gracceva – si stima che il costo del gas importato possa superare ampiamente i 2 miliardi di euro, almeno mezzo miliardo in più del costo che si sarebbe registrato al prezzo medio dei precedenti dodici mesi. Anche nel caso del petrolio, una stima conservativa porta a un extracosto delle importazioni di oltre mezzo miliardo di euro”. Dopo l’avvertimento di Meloni ai petrolieri di evitare speculazioni, il concetto è stato ribadito nel pomeriggio dal ministro Urso.
Al Mimit sono stati convocati i rappresentanti delle quattro principali compagnie petrolifere che operano in Italia: Eni, Api-Ip, Q8 e Tamoil. “E’ stata una chiamata alle armi per tenere bassi i prezzi -, ha sintetizzato con una battura un rappresentante dei petrolieri -. Il ministro si è raccomandato di evitare speculazioni e aumenti ingiustificati, e di abbassare subito i prezzi quando le quotazioni del greggio scendono”. Urso ha ribadito la minaccia della premier: il governo è pronto ad adottare tutti i provvedimenti necessari per evitare speculazioni. Il Codacons però è scettico. Dall’incontro “sarebbe emerso un generico invito da parte del ministero ad abbassare i prezzi quando il petrolio scende”. Ma, aggiunge l’associazione, “per far scendere i prezzi dei carburanti non bastano appelli e preghiere, ma serve intervenire con sanzioni salatissime contro le speculazioni e tassando gli extra-profitti dei petrolieri”.
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