Formula E, DS Penske: a Monaco la strategia vale quanto la velocità

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A Monaco la Formula E ha confermato ancora una volta la propria natura: non vince soltanto la macchina più veloce, ma il pacchetto più efficiente e strategicamente completo. Il doppio E-Prix del Principato ha premiato soprattutto la gestione dell’energia e la capacità di interpretare la gara, con continui cambi di leadership, Attack Mode utilizzati in modo aggressivo e strategie costruite sul controllo dei consumi più che sulla semplice prestazione sul giro.
    DS Penske ha mostrato segnali incoraggianti durante tutto il weekend, soprattutto sul fronte del passo gara e della competitività sul giro secco, con Maximilian Günther spesso nelle posizioni di vertice e una vettura apparsa più consistente rispetto ad alcune uscite precedenti. Nel paddock del team francese, però, il tema centrale resta soprattutto uno: oggi in Formula E l’efficienza energetica conta quasi quanto la velocità pura.
    Thomas Leo, figura chiave del progetto DS Penske, spiega come la categoria si sia evoluta verso una gestione della corsa molto più sofisticata rispetto al passato: “Non conta soltanto spingere al massimo. Bisogna capire continuamente quando attaccare, quando rigenerare energia e quando restare nel gruppo” ha detto il Formula E Stellantis motorsport director.
    Sui circuiti cittadini come Monaco, dove sorpassare resta complicato e ogni neutralizzazione può cambiare gli equilibri, i piloti devono scegliere continuamente quando spingere e quando invece preservare energia. La gestione dell’Attack Mode e il controllo del ritmo sono diventati elementi decisivi quanto la performance assoluta.
    Nel paddock il concetto è ormai condiviso da tutti i team: la Formula E moderna è sempre meno una categoria “flat-out” e sempre più una disciplina di efficienza. Per costruttori come DS, il lavoro si concentra soprattutto su powertrain, inverter e rigenerazione, aree considerate fondamentali anche per il trasferimento tecnologico verso le vetture stradali elettriche del gruppo Stellantis.
    “In Formula E il collegamento con la produzione di serie è reale”, sottolinea Leo, evidenziando come le tecnologie sviluppate sulle monoposto abbiano ricadute dirette sull’efficienza delle auto elettriche stradali.
    Il tema diventerà ancora più importante con l’arrivo della Gen4, attesa nel prossimo futuro . Le monoposto saranno così sensibilmente più potenti ma dovranno mantenere gare di durata simile senza un incremento proporzionale della capacità delle batterie. Questo significa che il vero salto tecnologico non riguarderà soltanto la potenza assoluta, ma soprattutto l’efficienza complessiva del sistema elettrico.
    Secondo Leo, sarà proprio questo uno dei punti chiave della prossima generazione di vetture: “Avremo molta più potenza, ma la logica resterà la stessa. Bisognerà essere ancora più efficienti”.
    Anche per questo motivo la Formula E continua a puntare su un’aerodinamica relativamente standardizzata: limitare lo sviluppo aerodinamico serve a contenere i costi e a concentrare la competizione sulle tecnologie realmente utili per le auto di serie.
    A Monaco, DS Penske ha lasciato intravedere progressi, confermando una base tecnica considerata competitiva soprattutto nella gestione energetica. Il weekend del Principato ha ribadito una tendenza ormai evidente: nella Formula E attuale partire davanti non basta più. Serve leggere la corsa, interpretare i consumi e scegliere il momento esatto in cui attaccare. Una filosofia che rende gli E-Prix molto diversi dalla Formula 1 tradizionale e che obbliga i piloti a sviluppare competenze quasi “da scacchisti”, oltre alla velocità pura. “Se spingi troppo consumi energia, ma se vai troppo piano perdi efficienza.
    Bisogna trovare il compromesso perfetto”, conclude Leo.

Automobile Magazine – ITALIA