Il governo della Macedonia del Nord
non vede al momento la necessità di dichiarare uno stato di
crisi, nonostante il forte aumento dei prezzi dei carburanti e i
timori di nuove pressioni inflazionistiche. Il primo ministro,
Hristijan Mickoski, ha dichiarato che anche dopo l’ultimo
rincaro, il Paese mantiene ancora i prezzi dei carburanti tra i
più bassi della regione, pur avvertendo che gli sviluppi
geopolitici internazionali, in particolare nel Golfo, potrebbero
avere conseguenze economiche globali che non dipendono dalle
decisioni del governo macedone. Intanto, la Commissione che
regola l’energia ha aumentato il prezzo del diesel di 14,5
denari, portandolo a circa 1,39 euro al litro. Secondo Mickoski,
nei Paesi vicini i prezzi sono più alti: circa 1,79 euro in
Albania, 1,73 euro in Serbia, fino a 1,52-1,53 euro in Kosovo,
1,59 euro in Grecia e circa 1,41 euro in Bulgaria. Mickoski
ha annunciato un incontro con distributori di carburanti e
catene di supermercati per chiedere di non sfruttare la
situazione aumentando immediatamente i prezzi dei prodotti
alimentari e dei beni di consumo. Le autorità, tra cui la
Commissione per la tutela della concorrenza e gli ispettori di
mercato, stanno monitorando la situazione per prevenire
eventuali speculazioni o aumenti ingiustificati dei prezzi.
Mickoski ha inoltre sottolineato che l’inflazione nel Paese è
scesa al 2,9%, uno dei livelli più bassi nella regione. Il
governo prevede che durante il 2026 l’inflazione rimanga tra il
2% e il 3%.
Automobile Magazine – Italia

























