“A noi interessa riportare presto
il progetto Città 30 a Bologna, perché abbiamo dimostrato che si
salvano vite. Qui in Italia purtroppo si è scelta un’altra
strada, quella di fare causa ai Comuni che decidono di andare
avanti col progetto, ed è un grande rammarico, perché mette
nelle condizioni di fare ordinanze chilometriche”. Così
l’assessore alla mobilità di Bologna, Michele Campaniello,
tornando a parlare del modello di mobilità lenta. L’assessore ne
ha parlato in occasione della riapertura di via San Felice a
Bologna, dove sono terminati i lavori del tram.
“Un momento importante per la città” sottolinea Campaniello,
perché il tram influirà in modo positivo sugli spostamenti,
garantendo “puntualità e celerità”. “Un autobus da 18 metri, uno
snodato, porta fino a 90 persone, mentre un tram ne porta 240.
La differenza sta quindi nella capienza, ma anche nella capacità
di frequenza: perché i tram passeranno ogni 5 o 7 minuti, a
seconda delle fasce orarie, e poi viaggia per il 90% su una sede
dedicata a differenza dell’autobus” spiega l’assessore.
Tornando a Città 30, Campaniello ha detto che il modello
della mobilità a bassa velocità “lo stanno adottando sempre più
città europee: questo non è un provvedimento che deve avere una
bandiera politica”. “Ringrazio – ha concluso – gli uffici che in
poco meno di due mesi sono riusciti a fare un lavoro e
un’istruttoria veramente importante: oltre 1.300 schede che
equivalgono a tratti di strada della nostra città, ordinanze
chilometriche” che permettono il ripristino di Città 30, in modo
più strutturato.
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