Alzeremo le tasse alle aziende che speculano sulla crisi energetica provocata dalla guerra in Iran. E’ l’avvertimento che ha lanciato stamani la premier Giorgia Meloni, aggiungendo che il governo valuta di abbassare le imposte sui carburanti, le accise. Il ministro della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, rassicura intanto che non ci sono rischi per gli approvvigionamenti di gas, e garantisce che il governo ha rafforzato tutti i servizi di vigilanza sui prezzi dell’energia, per impedire speculazioni. “Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi – ha detto stamani Meloni durante le comunicazioni in Senato sulla crisi in Medio Oriente -, compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.
Al contrario, le tasse potrebbero essere tagliate sui carburanti, per aiutare famiglie ed imprese. “Stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile”, ha detto la premier. Il governo non si aspetta nuove impennate dei prezzi come quelle registrate subito dopo lo scoppio della guerra, ma sta comunque monitorando con attenzione sia il quadro della rete distributiva che la situazione a monte. E’ stata rilevata una tendenza delle compagnie petrolifere a trattenere il prodotto già raffinato, una pratica che fa aumentare i prezzi. I ministeri dell’Economia, delle Imprese e della Sicurezza energetica stanno ragionando sulle misure da adottare, dal taglio delle accise ad un rafforzamento dei poteri di Mr Prezzi. Il tema è quando. Se la guerra dovesse terminare rapidamente, intervenire non avrebbe molto senso. Tanto più che un eventuale riduzione delle accise sui carburanti, per essere avvertita dai consumatori richiederebbe coperture ingenti. “Sono in corso valutazioni tra Mef e Mimit per attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, compatibilmente con lo scenario attuale”, ha detto alla Camera il ministro Pichetto Fratin.
Che ha anche precisato che “non si riscontrano attuali rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, in ragione sia della politica di diversificazione attuata ormai da tempo, sia dell’attuale livello degli stoccaggi, oggi pari al 46,8%, ovvero il più alto rispetto a quelli raggiunti degli altri Stati membri”. L’obiettivo immediato rimane la lotta contro la speculazione. Per alzare la tassazione su chi dai rialzi ha ottenuto ‘extraprofitti’, si potrebbe agire verificando il passaggio della preraffinazione, che però non è diffusissima in Italia, o quello tra l’approvvigionamento del prodotto raffinato e la distribuzione a valle. “Come Governo abbiamo rafforzato sin da subito i meccanismi di vigilanza sui prezzi”, ha detto alla Camera il ministro Pichetto Fratin -. Abbiamo rafforzato il monitoraggio di Mister Prezzi su tutta la filiera” e “predisposto un immediato piano operativo di intervento della Guardia di Finanza”. Inoltre “l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), ha attivato una nuova unità di vigilanza energetica”. I primi risultati dei controlli si sono visti oggi. Dopo che l’Osservaprezzi Carburanti del Mimit aveva rivelato che Ip e Tamoil erano le compagnie che avevano alzato di più i prezzi di benzina e gasolio, le due società oggi hanno subito abbassato le tariffe.
Salvini, pronto a convocare le compagnie sul caro-carburanti
Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini è “molto sensibile” alle preoccupazioni delle categorie colpite dal caro-carburanti. Per questo è determinato a convocare le compagnie petrolifere per chiedere risposte chiare. Così una nota del ministro. Per Salvini, gli aumenti degli ultimi giorni – in particolare da parte di compagnie straniere – sono ingiustificati e stupefacenti. Per questo, gli uffici sono al lavoro per prevedere eventuali sanzioni, viene sottolineato.
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