I due maggiori soci di Pirelli, la cinese Sinochem (34%) e l’italiana Camfin (25,3%) che fa capo a Marco Tronchetti Provera, sono ancora lontani da una soluzione per evitare lo stop degli Usa alla vendita sul mercato americano della tecnologia per i pneumatici intelligenti.
Dopo i no arrivati rispettivamente dal primo e dal secondo azionista, alle ipotesi di un blind trust e della segregazione delle attività cyber tyre in un’altra società, fra le diverse strade che i cinesi stanno valutando c’è un bond convertibile sul 10/15% del capitale di Pirelli. Come anticipato dal Corriere della Sera si tratta di una via per scendere sotto la soglia della maggioranza relativa ed evitare così le restrizioni imposte dagli Stati Uniti anche se al momento Sinochem vorrebbe tenersi le mani libere e rientrare in possesso delle azioni alla scadenza quando forse i rapporti fra Usa e Cina saranno meno tesi.
L’ipotesi allo studio con l’invito a Ubs, Rothschild, Socgen e Bnp Paribas per gestire l’eventuale collocamento, è stata accolta con cautela in Borsa dove Pirelli ha concluso la giornata in calo 0,88% a 6,33 euro.
Gli analisti – da Equita a Mediobanca a Banca Akros – hanno espresso dubbi sul fatto che la mossa possa convincere l’amministrazione statunitense. Decisivi per sciogliere il nodo della governance sono considerate la struttura del bond convertibile e soprattutto i diritti di voto sulle azioni Pirelli sottostanti, che Sinochem dovrebbe ridurre per evitare le sanzioni Usa.
I tempi in ogni caso stringono. In prima battuta c’è il termine del 17 marzo entro il quale Pirelli dovrà dimostrare alle autorità Usa di non avere più un azionista cinese rilevante ma solo finanziario (quindi in teoria con una quota inferiore al 10%) e poter così operare coi pneumatici cyber negli Stati Uniti. Nell’attuale incertezza si guarda a un intervento del golden power del governo, se non entro la scadenza di marzo almeno per fine maggio, vale a dire in tempo per l’assemblea di Pirelli del 25 giugno chiamata a rinnovare l’intero cda.
Rispetto all’ultimo rinnovo non c’è più un patto fra Sinochem e Camfin pronto a presentare la lista per il board con i paletti allora imposti dal golden power. L’azionista italiano infatti ha già fatto sapere di non voler rinnovare l’accordo parasociale, che va quindi a scadere il 18 maggio, a causa della distanza con Sinochem nella ricerca di una soluzione per adeguare la governance di Pirelli alle normative americane.
Automobile Magazine – Italia

























