La recente iniziativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per regolamentare l’uso degli autovelox sul territorio nazionale ha sollevato diverse preoccupazioni e aspettative. Attualmente, su un totale di circa 11.000 autovelox informalmente rilevati, solo 3.800 sono stati registrati sulla piattaforma telematica avviata a fine settembre. Di questi, poco più di un migliaio soddisfano automaticamente i requisiti di omologazione, evidenziando una situazione complessa che richiede un intervento urgente per garantire la legalità e l’efficacia di questi dispositivi.
Autovelox: la situazione in Italia
Il processo di censimento avviato dal Ministero è essenziale per permettere un utilizzo legittimo degli autovelox. Le amministrazioni locali e gli enti competenti avevano due mesi per inserire nei registri ufficiali le caratteristiche degli apparecchi utilizzati. La mancanza di tali informazioni non compromette soltanto l’operatività degli autovelox, ma rischia di far scattare anche il loro spegnimento definitivo. Con solo un terzo degli apparecchi registrati e una percentuale di omologazione che non supera il 10%, la situazione attuale mette in luce l’urgenza di una riforma che renda più trasparente e verificabile tutto il sistema di controllo della velocità.
Novità a Bruxelles
Un ulteriore impulso a tale iniziativa deriva dalla recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha dichiarato nulli i verbali delle contravvenzioni elevate da autovelox non omologati. Questa decisione potrebbe generare una pioggia di ricorsi da parte degli automobilisti multati, aggravando ulteriormente la situazione. Con l’obiettivo di evitare che gli autovelox diventino strumenti di mera raccolta di entrate piuttosto che strumenti per la prevenzione degli incidenti, il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha ribadito l’importanza di attuare queste misure con trasparenza e rigore.
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