Bulgaria, Repubblica Ceca e Finlandia
sono i Paesi europei che, da quando è scoppiata la guerra in
Iran, hanno registrato l’incremento maggiore del prezzo del
gasolio. Nella classifica relativa all’escalation dei
carburanti, l’Italia si piazza meglio della media europea ma,
nonostante il taglio delle accise, i nostri connazionali
continuano a pagare su benzina e gasolio una tassazione
superiore alla media Ue. I dati arrivano da Adusbef, che ha
realizzato uno studio mettendo a confronto i listini alla pompa
dei carburanti in Europa.
Sulla base dei dati forniti dalla Commissione europea, indica
l’Adusbef, confrontando la settimana del 7 settembre con la
settimana del 23 febbraio scorso, quella cioè antecedente
l’inizio del conflitto in Medio Oriente, il Paese dove il
gasolio è aumentato di più è la Bulgaria, dove i prezzi alla
pompa sono saliti di quasi il 48%, seguita da Repubblica Ceca
(+43,7%) e Finlandia (+42,6%). L’unico Stato che registra un
prezzo invariato è Malta, che però gode di un regime di listini
dei carburanti amministrati, mentre le performance migliori si
registrano in Irlanda, con il prezzo del diesel salito solo del
12,5%, analizza ancora Adusbef. Il prezzo più alto è quello
praticato in Finlandia, in media 2,477 euro al litro; il più
basso a Malta (1,210 euro/litro) e in Spagna (1,785 euro/litro).
In Italia, grazie al taglio delle accise da 17 centesimi,
analizza ancora l’Adusbef, il prezzo del gasolio è cresciuto del
26% rispetto al periodo pre-guerra, pari ad un aggravio da +44
centesimi di euro al litro nel periodo considerato. Un dato
migliore rispetto alla media europea, considerando che l’aumento
del gasolio alla pompa in Ue è stato del 30%, con il prezzo
salito in media di 55 centesimi di euro rispetto al periodo
pre-conflitto. Per la benzina, evidenzia ancora Adusbef, i Paesi
che hanno registrato i rincari più pesanti sono Danimarca e
Finlandia, dove un litro di verde costa quasi il 36% in più
rispetto a fine febbraio. In Italia la verde è aumentata del 23%
dall’inizio della guerra (+38 centesimi di euro al litro nel
periodo considerato), un dato peggiore rispetto alla media
europea, pari al +21% (+35,5 cent al litro in media).
Inoltre per la tassazione sui carburanti, l’Italia,
nonostante lo sconto sulle accise del gasolio, si piazza peggio
rispetto alla media europea, prosegue l’analisi. In media in
Europa le tasse sul gasolio pesano attualmente per il 39,7% sul
prezzo finale pagato alla pompa dagli automobilisti: il Paese
più virtuoso è la Svezia, dove incidono solo per il 25,8%, al
top svetta invece Malta (54,3%), seguita da Belgio (44%) e da
Francia, Danimarca, Lituania, Germania, e Italia, tutti Paesi
attorno al 43%. Per la benzina le tasse pesano in media in Ue
per il 47,6% su ogni litro di verde, con Malta che guida ancora
la classifica col 56,3%: l’Italia si piazza al sesto posto con
il 51,1%.
“I numeri dimostrano come, al di là dell’andamento del prezzo
industriale dei carburanti, sia il livello di tassazione a
determinare enormi differenze in Europa – spiega il presidente
Adusbef, Antonio Tanza – Gli automobilisti italiani da sempre
sono penalizzati sul fronte della pressione fiscale che vige su
benzina e gasolio, e pagano a titolo di Iva e accise di più
rispetto alla media Ue. La continua proroga del taglio delle
accise non può essere la soluzione all’emergenza in atto, e il
governo deve seriamente lavorare per giungere finalmente ad una
riduzione strutturale della tassazione sui carburanti”.
Automobile Magazine-Italia







