Porsche ha chiuso il primo trimestre con vendite in calo del 15% a a 60.991 veicoli, sotto la soglia dei 70mila superata nell’analogo periodo precedente. Tra le cause la fine della produzione del modello 718 a combustione interna, che ha frenato gli acquisti in tutti i mercati tranne che in Germania (+4% a 7.778 veicoli). In Cina la casa di Stoccarda ha perso il 21% a 7.519 veicoli, In Europa il 18% a 14.710 veicoli,, nel Nord America, che rimane un “mercato cruciale”, l’11% a 18.344 veicoli e negli altri mercati il 20% a 12.640 veicoli. Un calo, quello negli Usa, che era stato previsto dal gruppo a seguito della fine degli incentivi per l’acquisto di auto elettriche e ibride, come la recente Macan 100% a batteria. Resta popolare il modello 911, le cui vendite sono cresciute del 22%. “I nostri numeri – spiega il consigliere esecutivo Matthias Becker, responsabile per il marketing – sono inferiori a quelli dell’anno precedente, ma sono assolutamente in linea con le nostre stime”. “La forte domanda per la 911 e relative derivate – argomenta – dimostrano chiaramente che il nucleo sportivo del nostro marchio rimane eccezionalmente forte”. “Nei prossimi mesi – spiega – ci concentreremo sul lancio della Cayenne 100% elettrica, che sarà consegnata ai primi clienti a partire dall’estate”. Per l’intero esercizio Becker confida che “abbiamo messo in conto una disponibilità limitata di prodotti e lavorando a stretto contatto con le nostre strutture di vendita globali punteremo a gestire la forniture e la domanda in linea con la nostra strategia ‘Value over Volume’ (il valore è più importante del volume, ndr)”. Per far fronte a “condizioni di mercato ancora molto difficili” già lo scorso 11 marzo in occasione dei conti annuali il neo-amministratore delegato Michael Leiters prevedeva una nuova struttura “più snella, più veloce e più desiderabile” per Porsche. In questo quadro aveva annunciato uno “snellimento della struttura manageriale”, senza però precisare il numero dei tagli. Nel marzo del 2025 il gruppo aveva concordato con i sindacati una riduzione di 3.900 posti di lavoro, di cui 1.900 entro il 2029, mentre gli altri duemila saranno conseguenza del mancato rinnovo di contratti a tempo determinato. Secondo indiscrezioni di stampa, però, i posti da tagliare entro il 2029 potrebbero salire complessivamente a 4mila.
Automobile Magazine-ITALIA




















