Dacia Sandrider prima alla Dakar 2026, i segreti tecnici e del Dna

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C’è un lungo cammino di creatività e di sviluppo tecnologico a monte dell’impresa di Dacia che ha conquistato quest’anno (dopo averla sfiorata nel 2025) l’impegnativo Rally Dakar. Il buggy della categoria Ultimate T1+ che ha portato al gradino più alto del podio la coppia Nasser Al-Attiyah e Fabian Lurquin è infatti l’evoluzione del veicolo che aveva debuttato alla precedente edizione del celebre rally raid e che era arrivato quarto alle spalle dei due pick-up Toyota e di quello di Ford.     Sandrider nasce sulle basi di un prototipo con lo stesso nome – già con una caratterizzazione racing – presentato al Salone di Ginevra del 2024 e che, a sua volta, derivava dal precedente Dacia Manifesto, un veicolo off-road per l’avventura che proponeva interessanti soluzioni per il campeggio e la vita en plein air.     Ma, come si conviene ad un mezzo che ha letteralmente dominato l’ultima Dakar, se si ripercorre a ritroso l’albero genealogico del buggy Sandrider della categoria Ultimate T1+ ci si imbatte in importanti aspetti del suo Dna. Come il eicolo per rally raid Hunter ideato nel 2020 grazie ai finanziamenti dal fondo sovrano del Bahrein e icreato dallo specialista britannico Prodrive.     Il suo è uno dei nomi più noti negli autodromi e sulle speciali dai rally per aver fatto correre nel Mondiale Rally le plurivittoriose Subaru Impreza WRX e in pista le Aston Martin GT2, GT3 e GT4.     Come spiegano alla Prodrive – che supporta l’attività rally raid per conto di Dacia – la Sandrider utilizza lo stesso telaio della Hunter (in particolare la versione rally raid T1+ “Ultimate”) come piattaforma di base. Mantiene l’escursione delle sospensioni da 350 mm e il design concettuale del telaio tubolare della Hunter, sostanzialmente evoluto però a partire dalla versione del 2025 a livello di resistenza e riduzione del peso. Mentre la Hunter utilizzava un Ford V6 da 3,5 litri, la Sandrider – fin dal suo debutto – è spinta da un V6 biturbo da 3,0 litri di origine Nissan elaborato da Alpine e in grado di funzionare con carburante sintetico Aramco. Nel suo sviluppo, che ha portato alla storica vittoria del 2026, la carrozzeria (che si ispira in alcuni elementi a quella della ‘antenata’ Dacia Manifesto) è evoluta enfatizzando due elementi come il minimalismo e la funzionalità E per consentire a Nasser Al-Attiyah e a Fabian Lurquin di volare letteralmente sulle dune della Dakar Dacia ha costantemente lavorato sul pacchetto aerodinamico della prima Sandrider /che rispecchiava la Prodrive Hunter) arrivando a migliorare la resistenza aerodinamica del 10% e la portanza del 40%.    

Automobile Magazine – Italia