(di Cristiano Pellegrini)
Il ricordo di quel maledetto
pomeriggio del 19 giugno 2020 lungo la statale 146 a Pienza, in
Val d’Orcia, è una ferita ancora aperta nel cuore degli sportivi
e non solo. Oggi quella corsa si interrompe, ma a sei anni di
distanza dall’incidente che travolse per la seconda volta la
vita di Alex Zanardi, c’è un altro traguardo che Alex ha
tagliato: è quello nel cuore di milioni di persone e resta
definitivo, indelebile.
Era una tappa della staffetta “Obiettivo Tricolore” evento
di beneficenza da lui organizzato quando nella provincia di
Siena, nella strada tra Pienza e San Quirico d’Orcia, la
handbike di Zanardi scivolò in curva, finendo contro un camion.
Lo schianto, poi la corsa disperata in ospedale. La degenza di
Alex Zanardi inizia quando l’elicottero Pegaso atterra sul tetto
del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Le sue
condizioni vengono definite immediatamente “disperate” a causa
di un trauma cranico-facciale devastante. Appena arrivato,
Zanardi viene sottoposto a un delicatissimo intervento di
neurochirurgia e maxillo-facciale durato circa tre ore.
L’obiettivo è stabilizzare le fratture e ridurre l’edema
cerebrale. Trasferito in terapia intensiva, il campione viene
posto in sedazione profonda.
Il bollettino medico diventa un appuntamento quotidiano per
l’Italia intera davanti alle tv: “Quadro neurologico grave,
prognosi riservata”. Un’attesa giornaliera sfibrante. Durante i
32 giorni di degenza a Siena, sempre circondato dall’affetto
della moglie Daniela e del figlio Niccolò, Alex Zanardi torna in
sala operatoria per altri due interventi neurochirurgici
necessari per gestire l’evoluzione del trauma e un’operazione di
ricostruzione cranio-facciale. Dopo circa un mese, l’equipe
medica inizia la lenta riduzione dei sedativi. Nonostante la
gravità, i parametri vitali mostrano una stabilità che permette,
il 21 luglio 2020, il trasferimento in una struttura di
riabilitazione specialistica lombarda.
Cordoglio, per la scomparsa, del campione è stato espresso –
con una nota – dalla direzione dell’Azienda ospedaliera senese:
“Il suo coraggio e la sua straordinaria capacità di affrontare
le avversità hanno lasciato un segno profondo in tutti coloro
che hanno avuto modo di assisterlo e conoscerlo”.
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