(di Paolo Algisi)
Sale il pressing su Sinochem
affinché si disimpegni da Pirelli. Secondo quanto riferito dal
Financial Times, il governo italiano e la Bicocca, di cui i
cinesi sono il primo azionista con il 34,1% del capitale, stanno
cercando un modo per porre fine al coinvolgimento del gruppo
asiatico in Pirelli prima dell’entrata in vigore del divieto Usa
sui device di matrice cinese e russa che interagiscono con i
veicoli connessi.
Come noto Pirelli rischia di vedere pregiudicato l’accesso al
mercato statunitense, che vale circa un quinto dei suoi ricavi,
per effetto della ingombrante presenza di Sinochem. I suoi cyber
tyre, che raccolgono dati e informazioni grazie a sensori
posizionati all’interno degli pneumatici e sono in grado di
comunicare con i veicoli connessi, sono infatti finiti nel
mirino del Dipartimento del Commercio Usa che, allo scopo di
proteggere i dati sensibili e la privacy degli americani, ha
bandito il software e l’hardware di produttori legati alla Cina.
Il nodo della governance andrà risolto entro metà marzo,
quando scadrà il termine per dichiarare agli Usa di non
possedere software cinesi. Senza una soluzione a gennaio il
governo potrebbe valutare un nuovo intervento con il golden
power dopo quello con cui, a giugno del 2023, ha protetto i
sensori cyber e l’autonomia del management di Pirelli, limitando
l’accesso e la condivisione di tecnologie con il socio cinese. E
questa volta, scrive l’Ft, l’esecutivo potrebbe spingersi fino a
sospendere i diritti di voto di Sinochem dopo che a settembre ha
usato la mano morbida, archiviando un procedimento su presunte
violazioni delle prescrizioni del dpcm del 2023.
Se fino ad ora la contrapposizione tra i cinesi e Pirelli è
stata piuttosto dura, con Sinochem che ha votato contro il
bilancio e le trimestrali dopo che il cda, a maggioranza, ha
dichiarato la fine del suo controllo, la recente nomina di Bnp
Paribas come advisor lascia intravedere una volontà negoziale,
il cui sbocco più naturale sarebbe l’uscita – con modalità e
tempi da definire – dal capitale della Bicocca.
“Credo che in casi del genere il dialogo sia la soluzione
migliore”, ha dichiarato a fine dicembre il ministro del Made in
Italy, Adolfo Urso, evidenziando il contributo del governo alla
ripresa “del dialogo” tra “fra soci italiani e cinesi” allo
scopo di “rendere Pirelli conforme alle normative e pienamente
competitiva nei suoi mercati di riferimento”. A spingere per una
soluzione è anche la scadenza, il 19 maggio prossimo, del patto
tra Sinochem e Camfin. Per allora servirà un nuovo assetto di
governance che, come ha detto ancora Urso, consenta a Pirelli di
“competere al meglio nei mercati più avanzati”.
La speranza di una tregua ha spinto Pirelli in Borsa, dove il
titolo è salito del 3,8% a 6,15 euro.
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