Fiat VSS, auto a sottosistemi in cui Renzo Piano applicò i principi dei prefabbricati

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Alla fine degli Anni ’70, sollecitata dalla rivoluzione che Toyota aveva da poco realizzato nella sua filiera produttiva applicando il Kaizen, cioè il metodo del miglioramento continuo, Fiat decise che si poteva andare oltre, magari applicando soluzioni e metodi mutuati da altri settori.     Fu così, che sulla scia dello scalpore creato dalla inaugurazione nel 1977 a Parigi del Centre Pompidou progettato dagli architetti Renzo Piano e Richard Rogers (che avevano fatto grande uso di elementi prefabbricati) l’allora amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti, fece contattare l’architetto Renzo Piano per collaborare alla progettazione di un prototipo di auto che rinnovasse le tecniche produttive proprio come era avvenuto nelle costruzioni edili.     Quella immaginata dai tecnici della Casa torinese – allora all’avanguardia in molte soluzioni tecnologiche – doveva essere una vettura fortemente innovativa, che potesse sfruttare le tecniche di assemblaggio più avanzate e al tempo stesso usufruire dei vantaggi offerti da nuovi materiali come la plastica rinforzata e i compositi veri e propri (che debuttarono nella produzione nel 1981).     Per la gestione di questo prototipo di studio, che venne denominato VSS (veicolo a sotto sistemi) per enfatizzare la soluzione che era stata scelta venne addirittura creata non lontana da Mirafiori una nuova azienda, l’Institute of Development in Automotive Engineering (I.De.A) che aveva come fondatore e presidente l’ingegner Franco Mantegazza, ligure come Renzo Piano che ne divenne socio e anima progettuale.     Nel progetto VSS venne subito coinvolto Peter Rice, un affermato ingegnere strutturista irlandese che aveva partecipato al progetto del Centre Pompidou e firmato altre grandi opere come l’Opera House di Sydney.     Le cronache del tempo riferiscono che la scelta di Fiat di affidare l’incarico di ‘inventare’ una nuova auto e soprattutto un nuovo mondo di costruirla ad un architetto ed un ingegnere esterni al campo automobilistico fu prese dall’esigenza di avere un punto di vista non condizionati dalle tecniche pre-esistenti e dai sistemi esistenti di produzione.     Per Piano e Rice fu subito chiaro che per innovare i processi produttivi (ma anche ridurre il peso dell’auto del 20%, come richiesto da Fiat) bisognava ricorrere a una separazione tra la struttura e la ‘pelle’ che costituiva la carrozzeria. Così nella VSS, applicando i principi dell’architettura, l’automobile venne divisa in tre elementi principali ed in diversi sottosistemi, che consentivano di essere costruiti – come i prefabbricati edilizi – fuori dalla linea e addirittura presso i fornitori esterni.     Come evidenzia chiaramente un esploso della Fiat, all’elemento centrale in lamiera stampata che aveva funzione di ‘ossatura’ dell’auto e di supporto per le parti meccaniche, il progetto realizzato da I.De.A con Renzo Piano prevedeva pannelli di rivestimento, porte (complete) e portellone già finiti e prenotati per un assemblaggio molto veloce e una costruzione ben più leggera, grazie all’impiego dove possibile della plastica, rispetto alle carrozzerie in lamiera.     Nello stesso disegno si ha modo di apprezzare il terzo elemento della soluzione a ‘sottosistemi’ che è stato forse il più rivoluzionario e che ha influenzato a livello globale la produzione delle auto.     E’ il gruppo plancia, costruito integralmente fuori linea e completo di strumentazioni, comandi, cablaggi, impianto di ventilazione e riscaldamento e finiture. Con la soluzione ideata da Mantegazza, da Piano e dai loro collaboratori, si otteneva una elevata qualità del ‘sottosistema’ e si eliminava soprattutto la necessità di far lavorare uno o più operai all’interno della vettura spesso in posizioni precarie. La stessa soluzione venne proposta per i sedili e gli altri elementi dell’arredo, con vantaggi facilmente quantificabili.     A livello di design – visto che la finalità dello studio non era quella di innovarlo ma di metterlo a disposizione degli ingegneri – la VSS risultò piuttosto anonima (senza uno sbocco produttivo) ma non è difficile riconoscere soluzioni e stilemi che si ritrovano i molti modelli sviluppati dal Gruppo Fiat dopo la gestazione della VSS come la Fiat Tipo del 1988 firmata proprio da I.De.A.   

Automobile Magazine – Italia

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