Il mercato italiano dell’auto
inizia il 2026 con il segno positivo: a gennaio – secondo i dati
del ministero dei Trasporti – sono state immatricolate 141.980
auto, il 6,18% in più dello mese del 2025.
Stellantis ha venduto a gennaio – secondo i dati elaborati da
Dataforce – 46.452 auto, con una crescita dell’11,8% rispetto
allo stesso mese del 2025, quasi il doppio dell’intero mercato.
La quota sale dal 31,1% al 32,6%. Nella classifica delle auto
più vendute, le prime quattro posizioni sono tutte Stellantis:
al primo posto Fiat Pandina (13.394), al secondo Jeep Avenger
(5.133), al terzo Citroën C3 (3.576) e al quarto Fiat Grande
Panda (3.299). Oltre a Fiat, che nel canale dei privati ha
registrato una quota del 15,8%, la migliore del mercato
assoluto, crescono Jeep, Citroën, Lancia e Opel rispettivamente
del 4,9%, 3,1%, 15,7% e 12,4%. Bene Alfa Romeo con la Junior che
è salita al 4,3% di quota nel suo segmento (in crescita dello
0,7%). Peugeot, con 7.956 immatricolazioni, sale di una
posizione, dal quinto al quarto posto, nella classifica assoluta
dei Brand grazie alla 3008 e alla 208. Leapmotor consolida la
propria ascesa nel mercato italiano della mobilità elettrica. A
gennaio il brand ha raggiunto 1.118 immatricolazioni, ottenendo
lo 0,8% del mercato totale e il 1,3% del mercato privati. Una
performance che segna un incremento del 594% rispetto allo
stesso mese del 2025, posizionando Leapmotor come il marchio con
la crescita più rapida. Il progresso più evidente arriva dal
mercato delle auto elettriche: a gennaio Leapmotor ha
conquistato il podio nel canale privati con il 16,3% di quota,
confermando inoltre la seconda posizione nel mercato Bev
complessivo con il 11,23%. A trainare la crescita è la T03, che
si conferma l’elettrica più venduta in Italia. Nel mercato dei
veicoli commerciali, Fiat Professional è stato il brand di
Stellantis che ha realizzato la miglior performance in Italia a
gennaio con oltre 3.544 immatricolazioni pari al 25,1% di quota
di mercato, in crescita di 3,1 punti percentuali rispetto allo
scorso anno. Tra i modelli, le prime due posizioni le occupano
due veicoli di Fiat Professional, Doblò e Ducato,
rispettivamente con 1.407 e 1.175 immatricolazioni, che sono i
punti di riferimento rispettivamente nel segmento compatto e in
quello large.
“Il risultato di gennaio è positivo, ma si deve considerare
che è stato influenzato anche dagli incentivi all’acquisto di
auto elettriche relativi a 55.680 auto, in parte immatricolate
anche a novembre, dicembre e gennaio con un modesto impatto
positivo anche sulle immatricolazioni dei prossimi due o tre
mesi. A gennaio la quota delle immatricolazioni di auto
elettriche è stata del 6,6% che corrisponde a 9.370 vetture
elettriche immatricolate”. Lo sottolinea il Centro Studi
Promotor. “Gli incentivi – spiega – stanno dando il loro
contributo, ma il loro apporto è modesto e, se riuscissimo a
mantenere il tasso di crescita di gennaio (+6,2%) per tutto
l’anno, arriveremmo a un volume nell’intero 2026 a 1.620.000
unità. Un livello infimo se consideriamo che le immatricolazioni
in Italia nel 2007 erano state 2.494.115, per piombare nel 2013
a 1.304.842 per gli effetti del fallimento di Lehman Brother,
per sfiorare i due milioni nel 2017 e passare a 1.917.106 nel
2019, cioè nell’anno precedente la pandemia da coronavirus e che
è il livello che dovremmo superare per ritornare a una
situazione di quasi normalità, ma questa meta appare ancora
lontana. Non si può certo pensare che il livello quantitativo a
cui si è ridotto il mercato automobilistico italiano sia dovuto
a una disaffezione della popolazione italiana nei confronti
dell’automobile. I dati non raccontano una storia di
disaffezione, ma di grande interesse per l’automobile. Nel 2000
le auto circolanti erano 32.583.815, nel 2024 sono salite a
41.340.516 unità (+26,9%). Come è stata possibile questa
crescita con livelli di immatricolazioni depressi? La risposta è
semplice. Si sono tenute in esercizio auto che in altri tempi
sarebbero state da tempo rottamate e che sono pericolose per la
gente in quanto meno sicure e fortemente inquinanti”. Secondo
Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, per
uscire da questa situazione “un grande aiuto potrebbe venire da
un piano dell’Unione Europea per l’auto che tenga conto non solo
delle sacrosante esigenze ambientali, ma anche del sacrosanto
dovere di tutelare la sicurezza dei cittadini e di ridare un
posto di lavoro alla moltitudine di operai ed impiegati del
settore che lo hanno perso”.
Automobile Magazine – Italia



























