I brand cinesi nel mercato italiano
sono in continuo aumento, così come i loro numeri di vendita,
una crescita che accende ulteriormente l’interesse verso queste
realtà forti di prodotti dal prezzo competitivo e di una
tecnologia avanzata sia tra i modelli BEV che tra quelli ibridi.
Ma cosa comporta questo fenomeno sul piano europeo? E come
reagirà il mercato?
Per capire la situazione abbiamo parlato con Roberto
Pietrantonio, presidente Unrae e amministratore delegato di
Mazda Italia. “E’ un fenomeno strutturale, non episodico. I
numeri nel 2025 – spiega – hanno raggiunto il 9,6% del mercato
italiano, contro il 6,3% del 2024, con una crescita dei volumi
superiore al 50%. Non è solo l’effetto di nuovi marchi –
prosegue – ma anche di brand già noti a proprietà cinese, che
stanno beneficiando di piattaforme tecnologiche comuni e di una
forte capacità industriale”.
Tutto questo, secondo Pietrantonio, avverrà nel 2026, e
considerando anche il trend di mercati come Spagna e UK,
dovrebbe portare ad un’ulteriore crescita “verosimilmente
nell’ordine dell’11-13%, con uno scenario più espansivo che
potrebbe avvicinare il 15%”. L’approccio del cliente italiano
nei confronti dei marchi cinesi è diverso da quello che, in
passato, è stato riservato ai brand giapponesi. “I punti di
attenzione oggi non riguardano solo il rapporto
prezzo/contenuti, bensì affidabilità nel tempo, valore residuo e
solidità della rete”.
Da profondo conoscitore del “sistema vendita”, Pietrantonio
è consapevole che il cliente italiano non apprezza solamente
dotazioni e tecnologia a costi accessibili, ma chiede certezze
su assistenza, ricambi e tenuta dell’investimento nel ciclo di
vita dell’auto. “Si tratta elementi centrali nelle decisioni di
acquisto e nella fidelizzazione”. E l’industria cinese ha
fornito una lezione industriale chiara: “Oggi competere
significa saper accelerare l’innovazione, senza perdere
controllo su qualità, sicurezza e conformità normativa, aspetti
sempre più rilevanti in Europa”.
In poco più di un decennio, ha detto ancora il presidente di
Unrae, la Cina ha colmato un divario enorme, imparando
dall’Occidente e sviluppando competenze proprie, soprattutto su
elettrificazione, batterie e software. “Auspico che questo sia
di stimolo per l’industria europea e, più in generale per
l’intero settore, andando a beneficio dei consumatori”.
Consumatori che hanno sempre più bisogno di certezze,
soprattutto a livello di alimentazioni, per cui le nuove
decisioni dell’Unione Europea in fatto di auto ibride e biofuel
e un potenziale accordo con la Cina forse potrebbero cambiare in
modo positivo la propensione all’acquisto. “La sola chiarezza
normativa non basta: servono fiscalità coerente, infrastrutture
adeguate e un costo dell’energia sostenibile” specifica
Pietrantonio. “Un eventuale accordo UE-Cina sui prezzi potrebbe
attenuare il vantaggio competitivo di alcuni BEV cinesi, ma non
riporterebbe automaticamente i clienti ai marchi tradizionali”.
Per il presidente Unrae la competizione resta sul valore
complessivo, oltre che su fiducia nel brand, per cui ritiene sia
fondamentale tener conto degli impatti sui consumatori e di gli
tutti elementi trascurati nel recente passato.
In un settore, come quello dell’auto, non tutti i marchi
cinesi riusciranno a sostenere investimenti continui, reti
commerciali e di post-vendita, per cui “è possibile che il
numero di brand cinesi si riduca nel tempo. In Europa e in
Italia emergeranno pochi player forti mentre altri si
consolideranno o usciranno dal mercato. Si tratta di una
dinamica fisiologica determinata da mercati nazionali sempre più
piccoli con un numero sempre maggiore di competitors. I marchi
cinesi, inoltre, possono praticare prezzi aggressivi favoriti
non solo dal lavoro a basso costo, comunque incrementato negli
anni, ma anche da energia, scala produttiva e, soprattutto,
sussidi”.
“I dazi compensativi sui BEV e l’ipotesi di un prezzo minimo
– dice ancora – mirano a ristabilire condizioni di equità. La
soluzione non è chiudere i mercati, ma costruire in Europa un
vero un contesto competitivo comparabile lungo l’intera filiera,
capace di sostenere l’industria senza penalizzare consumatori e
la transizione ecologica”.
Un modo per inserire nuove alimentazioni e ridurre le
emissioni ed accompagnare il cliente verso l’elettrico senza
forzature è quello di diversificare le alimentazioni, una strada
che Mazda ha percorso da sempre. La casa di Hiroshima, tramite
la collaborazione con Changan, ha dimostrato che la produzione e
l’ingegneria cinese possono rappresentare un’opportunità, quando
inserite in una strategia industriale chiara e coerente. “Le
alleanze intelligenti sono uno strumento per competere e
innovare: non una rinuncia ai propri valori, ma un’evoluzione
del modello industriale globale, in cui cooperazione e
competizione convivono”. Lo dimostrano le ultime due BEV del
brand del Sol Levante, la Mazda6e ed il nuovissimo Suv CX-6e,
che non perdono l’identità del marchio né sul fronte dello
stile, né dal punto di vista della dinamica di guida.
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