A2a sceglie Monza, tempio della Formula 1, per lanciare la sua prima stazione di ricarica per auto elettriche con 100 KWh di capacità di accumulo. A tagliare il nastro l’amministratore delegato Renato Mazzoncini, il suo omologo in A2a E-Mobility Fabio Pressi e il sindaco Paolo Pilotto. Il ‘Power Hub’ di A2a sorge all’incrocio tra diverse autostrade e tangenziali milanesi e consente una “ricarica rapida simultanea di 12 veicoli”. E’ composto da 5 colonnine con 2 prese da 300 KW ciascuna, che hanno una potenza di carica pari a quella di 100 appartamenti con un contatore da 3 KW. Alle 10 prese ‘Ultrafast’ si aggiunge una colonnina ‘City Plug’.Sulla mobilità elettrica il gruppo “tiene la rotta – sottolinea il manager – nonostante tutti gli ostacoli che si sono frapposti”. La scommessa di A2a è contenuta a chiare lettere nel piano industriale, che prevede la realizzazione di 16mila punti di ricarica al 2035. Ad oggi A2a ne dispone di 4mila, su un totale nazionale di 70mila.
La nuova stazione, per la cui realizzazione sono stati investiti 1,5 milioni di euro, si distingue per la struttura in legno lamellare disegnata da Giugiaro, impensabile in una tradizionale pompa di benzina, e consente “ricariche molto veloci”. Anche quando tutti e 12 i punti di ricarica sono occupati “il tasso di rotazione è molto veloce”, osserva il manager. Un risultato reso possibile dalla “evoluzione incredibile che hanno avuto le batterie negli ultimi anni, che hanno incrementato enormemente la capacità di ricarica, la leggerezza e che stanno veramente dando alla mobilità elettrica un respiro e una progressione che forse era inimmaginabile solo fino a 3-4 anni fa”.
L’investimento ultramilionario dimostra che per A2a il futuro della mobilità è elettrico, tanto che, a detta del manager, l’impianto “si ripagherà quando ci saranno abbastanza auto elettriche in circolazione”. Mazzoncini è ottimista e ritiene che in Europa “non c’è stato nessun passo indietro sull’auto elettrica”. “Nello spirito della neutralità tecnologica – spiega – è stata lasciata una porta aperta ai carburanti a basse emissioni”, che però sono prodotti in “quantità veramente minime”. “Non credo – conclude – che nessun costruttore di automobili terrà veramente grandi catene di produzione di motori termici attive, sapendo che il feedstock, il carburante a disposizione, sarà molto poco” e alla fine “le auto diventeranno tutte elettriche”.
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