Lo sport, il motorsport e la F1 sbarcano su Repubblica: un libro ricostruisce l’epopea

®
Çok Okunanlar

Otokar’dan Yeni Dönem: İlk Mercedes-Benz Conecto Üretildi

Otokar, Daimler Buses ve Mercedes-Benz Türk iş birliği kapsamında ürettiği ilk Mercedes-Benz Conecto şehir otobüsünü Sakarya’daki fabrikasında banttan indirdi....

Suzuki’den Haziran Ayına Özel Hibrit SUV Kampanyası

Suzuki, Haziran ayında SUV segmentine yönelik yeni kampanyasını devreye alarak Suzuki modellerinde dikkat çekici finansman ve takas avantajları sunmaya...

FUCHS Lubricants Türkiye Yeni Dönem Büyüme Stratejisini Açıkladı

Şirket, Türkiye’ye olan uzun vadeli güvenini yeni dönem büyüme stratejisi ve yatırım vizyonuyla ortaya koyuyor. Madeni yağ sektörünün global oyuncularından...

Foton Tunland Türkiye’yi Dolaşmaya Devam Ediyor

Otokar Güvencesiyle Satışa Sunulan Foton Tunland Türkiye’yi Dolaşmaya Devam Ediyor... Foton Tunland’de Haziran Ayına Özel, % 0 Faiz Ayrıcalığı! Türkiye'nin öncü...

Otomotiv Tedarik Sanayisi Kritik Gündemle Toplanıyor

TAYSAD Konferansında Jeopolitik Riskler ve Yeni Ticaret Dengeleri Masaya Yatırılacak Küresel ticarette dengelerin yeniden şekillendiği bir dönemde otomotiv tedarik sanayisinin...

Opel’den AquaChallenge’a Spor Desteği

Opel’den AquaChallenge’a Spor Desteği: Açık Su Yüzme Şampiyonasına İsim Sponsoru Alman otomotiv markası Opel, Türkiye’nin önde gelen açık su yüzme...

Tomohiko Yao, Nissan Türkiye Genel Müdürü Olarak Atandı

Nissan, 1 Haziran 2026 tarihi itibarıyla Tomohiko Yao’nun Nissan Türkiye Genel Müdürü olarak atandığını duyurdu. Yao, son dört yıldır Nissan...

C’era una volta un giornale che nasceva senza sport, come un bambino senza giocattoli. La Repubblica del 1976 era così: politica, cultura, economia, ma niente pagine dedicate al calcio, al tennis, al ciclismo, al motorsport. Poi, nel 1994, lo sport arrivò – e con lui, in tempi più recenti, il motorsport e la Formula 1 – trasformando il quotidiano in una casa completa per chi ama le storie oltre il risultato

Si chiude un cerchio

Oggi si un cerchio iniziato trent’anni fa. E questo avviene nel modo migliore: con un libro che celebra e ricostruisce quel momento fondante. Si intitola “I quattro Gianni. Brera, Clerici, Minà, Mura e lo sport di Repubblica” (Minerva Edizioni, 18 euro), scritto da Giuseppe Smorto, che di quelle pagine fu responsabile e testimone diretto.

Tempi eroici

Erano i tempi in cui lo sport non era un algoritmo di highlights su TikTok, ma una narrazione epica, un duello di parole e passioni servito su carta che profumava di inchiostro e sigarette. E su quelle pagine, per una bizzarra congiuntura astrale, si ritrovarono quattro Gianni – come i moschettieri, ma con la penna al posto della spada. Gianni Brera, il genio pavese che inventò parole come “contropiede” e “centrocampista”, trasformava il calcio in una sinfonia contadina, in un’epica di fango e gol. Poi Gianni Clerici, il Professore, elevava il tennis a dramma shakespeariano: Federer eroe tragico, Wimbledon salotto vittoriano infestato da fantasmi. Quindi Gianni Minà, il maestro delle interviste, parlava con Ali e Maradona come un terapeuta orientale, evocando confessioni senza urla. E infine Gianni Mura, il poeta del lunedì, intrecciava pallone e prosciutto, Giro d’Italia e vino buono: lo sport era umanità pura, fatica e gioia condivise.

Un pezzo di storia

Smorto non scrive una biografia asettica: è un memoir nostalgico, punteggiato di aneddoti felliniani – liti furibonde, dispetti da redazione (addirittura qualche schiaffo, quando il politically correct era roba da americani), e la “suprema gioia” di lavorare nella “redazione più bella del mondo”. Lui si sentiva “al sicuro all’ombra di alberi giganti”. E si capisce: quei quattro erano icone con personalità da primedonne, capaci di trasformare un pareggio in un trattato filosofico.

Nessun rimpianto

Ma il libro non è solo rimpianto per un’era senza smartphone, quando le partite si giocavano la domenica e il mondo sembrava più lento, più autentico. Smorto ricorda che lo sport è “diritto, forma suprema di dialogo e di incontro, lingua universale”. I Quattro Gianni ce lo insegnavano ogni giorno: Brera con la sua erudizione plebea, Clerici con l’eleganza estetica, Minà con l’empatia da confessore, Mura con l’umanità da cantastorie.

Cosa ne rimane di quei tempi magici?

Oggi lo sport è un circo digitale (guardate la F1, con i suoi show urlati e le emoji al posto dei neologismi). Leggere questo libro è come aprire una bottiglia di vino d’annata: scalda il cuore, ma lascia a volte un retrogusto amaro. Quanto abbiamo perso? Chissà da dove, come scrive Smorto, continuano a mandarci il loro messaggio. Forse dal paradiso dei giornalisti, dove le partite non finiscono mai e le redazioni sono eterne. O più semplicemente dalle pagine ingiallite che resistono nelle nostre librerie. Grazie a loro – e a Smorto che li ha riesumati – possiamo ancora illuderci che il giornalismo sportivo non sia solo un mestiere, ma un’arte. E che, anche nell’era dei like e dei thread infiniti, qualcuno continui a raccontarlo con la stessa passione con cui lo fecero quei quattro giganti.

Automobile Magazine-ITALIA