Koji Sato, ceo di Toyota, è stato eletto presidente della potente Japan Automobile Manufacturers Association (Jama). Succede a Masanori Katayama presidente e ceo di Isuzu che ha ricoperto questa posizione in Jama dal primo gennaio 2024 e che ora ne diventa il vicepresidente. Nel discorso d’investitura Sato ha sottolineato che le Case giapponesi avranno da affrontare nel 2026 “sette sfide” per la loro sopravvivenza globale con l’obiettivo di perseguire la “competitività internazionale”. L’industria giapponese dell’auto, ha ribadito il ceo di Toyota, “possiede però un’arma segreta. Che è la possibilità di sfruttare, attraverso l’intelligenza artificiale, la vasta quantità di dati e di esperienza accumulata dalla secolare attività del Paese nel settore”. In questa nuova posizione, a capo dell’influente lobby del settore auto, Sato ha precisato che “per sopravvivere all’attuale difficile contesto e crescere come industria della mobilità, è essenziale che l’intero settore automobilistico si unisca e possa così migliorare la sua competitività internazionale”. Jama raccomanda dunque un piano d’azione per il 2026 ai suoi membri e prevede inoltre di presentare proposte politiche affinché il Governo giapponese si metta a lavoro per attuarle rapidamente. Queste, secondo la Japan Automobile Manufacturers Association le sette sfide da affrontare e superare. In primo luogo garantire l’approvvigionamento stabile di risorse e componenti critici. Poi implementare un approccio multi-percorso (prendendo cioè le distanze dalla sola soluzione elettrica) per raggiungere la neutralità carbonica. Occorre poi costruire meccanismi per un’economia circolare e rafforzare le risorse umane e il loro ruolo fondamentale. Serve anche – ha dettagliato Sato – creare sistemi di trasporto basati sull’integrazione, promuovere una riforma radicale dei sistemi fiscali legati al settore automobilistico e mgliorare la competitività lungo l’intera catena di fornitura.
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