Italia e altri 4 Paesi Ue chiedono una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche

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L’Italia si muove con altri quattro grandi Paesi Ue per chiedere una nuova tassa europea sugli extraprofitti energetici, nel pieno della fiammata del petrolio legata alla guerra in Medio Oriente. L’iniziativa, guidata dai ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti con i colleghi di Spagna, Germania, Austria e Portogallo, punta a ottenere dalla Commissione europea una risposta comune per contenere l’impatto del caro energia su famiglie e imprese.
    Nella lettera, inviata al commissario Ue all’Economia Wopke Hoekstra, i cinque chiedono un intervento coordinato Ue per tassare i profitti straordinari delle compagnie energetiche, con l’obiettivo di evitare che il costo della crisi ricada interamente sui consumatori e sui bilanci pubblici. Il riferimento è esplicito all’impennata dei prezzi del petrolio dopo l’escalation con l’Iran e alle distorsioni di mercato generate dalle tensioni geopolitiche. “Una soluzione europea di questo tipo invierebbe un segnale chiaro ai cittadini e all’economia, dimostrando unità e capacità di azione”, affermano: “chi beneficia delle conseguenze della guerra deve contribuire ad alleviare il peso sul pubblico”.
    “Abbiamo ricevuto la lettera – replica un portavoce della Commissione -. La stiamo attualmente valutando e risponderemo a tempo debito”. L’esecutivo europeo è “al lavoro a stretto contatto con gli Stati membri su possibili misure politiche mirate in risposta all’attuale crisi energetica”, ricorda anche.
    “Sebbene non ci troviamo nella stessa situazione” del 2022, sottolinea, è importante tenere conto degli insegnamenti” di quando fu introdotta una contribuzione temporanea di solidarietà sugli extraprofitti dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
    Dall’industria petrolifera italiana arriva intanto una prima reazione critica. Unem, l’associazione delle aziende della lavorazione, logistica e distribuzione dei prodotti petroliferi, afferma di aver appreso dell’iniziativa con “sorpresa e sconcerto” e avverte che “sarebbe necessario evitare ulteriori elementi di instabilità”, per non mettere “in crisi un settore che si sta impegnando per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti”.
    Nella lettera alla Commissione, i cinque ministri Ue sottolineano come l’attuale fase di “forte volatilità dei mercati energetici”, alimentata dalle tensioni geopolitiche, abbia prodotto “effetti distorsivi” che richiedono “un intervento immediato a livello europeo”. I ministri evidenziano inoltre la necessità di “un quadro giuridico solido e armonizzato” per evitare “frammentazioni tra gli Stati membri” e garantire “condizioni di concorrenza eque nel mercato interno”.
    L’iniziativa richiama esplicitamente il precedente del 2022, quando appunto l’Ue introdusse una contribuzione temporanea di solidarietà. L’attuale contesto presenta, secondo i firmatari, “analoghe caratteristiche tecniche e fiscali” che giustificano “uno strumento simile”, pur “senza pregiudicare le misure nazionali”.
    A Bruxelles da quanto trapela si ragiona comunque anche sul fatto che un’eventuale tassa Ue sugli extraprofitti non garantirebbe necessariamente risorse rapide agli Stati per affrontare alla crisi. Inoltre il precedente del 2022 resta un riferimento ma anche un monito: la misura europea, affiancata da interventi nazionali, ebbe applicazione disomogenea e tempi non immediati, con entrate variabili tra Paesi e difficoltà di attuazione che ne limitarono l’impatto nel breve periodo. Nel nostro paese il gettito si fermò a 2,8 miliardi contro i 10 preventivati ad esempio. 

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