Cgia Mestre, ‘nonostante i tagli, il caro diesel rimane, urge intervento dell’Ue’

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La Cgia guarda con favore le
misure varate dal Governo per contenere gli aumenti
indiscriminati dei prezzi dei carburanti delle ultime settimane,
ma per alcune categorie la situazione resta ancora molto
critica. Pur tenendo conto del calo delle accise di 20 centesimi
al litro e della possibilità, solo per alcuni mezzi pesanti, di
un credito di imposta commisurato alla maggiore spesa sostenuta
a marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026, la Cgia
ricorda che, dall’inizio del 2026, il prezzo del diesel è
comunque salito del 20,9%, (+34 centesimi al litro) quello della
benzina del 3%: “È chiaro – viene spiegato – che le misure
nazionali da sole non bastano: servono anche interventi a
livello Ue per permettere ai singoli Paesi di ridurre in modo
stabile le tasse sui prodotti energetici senza mettere a rischio
i conti pubblici”. Se il confronto viene svolto con il 31
dicembre 2025, oggi fare il pieno a un autocarro con massa
inferiore alle 7,5 tonnellate costa circa +172 euro: un
incremento che, su base annua, significa +12.350 euro circa per
ciascun mezzo. “A pagare il conto – afferma la Cgia di Mestre –
non saranno solo i piccoli autotrasportatori, ma anche taxisti,
bus operator e Ncc”. Il ricarico pesa anche sulla ricarica
elettrica passato da 70 a circa 100 euro (+ 43%). Il costo del
gasolio incide mediamente per circa il 30% sui costi operativi
delle imprese di trasporto. In Italia il numero totale delle
attività oggetto dell’approfondimento sono 306.800, di cui
203.700 sono agenti di commercio, quasi 68.500
autotrasportatori, 31.500 taxisti e Ncc e quasi 3.000 bus
operator. Le regioni che ne contano di più sono: Lombardia
(49.607 unità), Lazio (29.357) e Veneto (29.105). A livello
provinciale, invece, svetta la Città metropolitana di Roma con
22.676 attività. Poi Milano (19.438) e Napoli (15.857). Ultime
Gorizia (463 imprese), Aosta (345) e Isernia (291). E’
interessante notare anche l’incidenza del totale aziende di
questi quattro comparti messi assieme sul totale regionale. La
distribuzione di queste attività full driver si concentra nelle
regioni della dorsale adriatica. Prima è l’Emilia R. (7,17%),
poi Marche (7,15) e Veneto (7,03). A livello provinciale:
Bologna (8,70%), Ancona (8,56%) e Padova (8,29%). La meno
interessata è Aosta con il 3,21%

   

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