Per quest’ultima edizione il Detroit Auto Show ha scelto di puntare con decisione sull’esperienza. Una scelta chiara, che ha guidato l’impostazione complessiva del salone e ne ha definito l’identità. Nel weekend che si è appena concluso, l’ultimo di apertura al pubblico, mentre la città ha affrontato il gelo invernale e le nevicate, all’interno dell’Huntington Place l’evento ha mostrato il suo volto più vivo e partecipato. Un segnale forte, che ha confermato il Detroit Auto Show come uno degli appuntamenti automobilistici più rilevanti a livello internazionale. Il clima esterno non ha frenato la curiosità degli appassionati. Al contrario, ha contribuito a creare un contesto ideale per una visita più rilassata e consapevole. Meno folla, più tempo per osservare, toccare e vivere le auto: è stato questo il denominatore comune emerso tra i visitatori dell’ultimo giorno. Molti hanno apprezzato una dimensione più umana e immersiva rispetto alle edizioni precedenti. Con oltre 40 marchi presenti, il salone ha proposto una panoramica ampia e articolata dell’industria automobilistica contemporanea. Dalle grandi case generaliste ai marchi di lusso, fino alle supercar più esclusive, Detroit si è presentata come una vetrina trasversale, capace di parlare a pubblici diversi. Un racconto dell’auto che non si è limitato all’esposizione statica, ma si è sviluppato attraverso percorsi interattivi e dinamici. Le piste indoor sono state tra le attrazioni più frequentate. I tracciati del Detroit Grand Prix e del Powering Michigan Experience hanno consentito ai visitatori di salire a bordo di vetture a benzina, ibride ed elettriche, trasformando la visita in un’esperienza diretta. Accanto a queste, Camp Jeep e il Ford Bronco Built Wild Experience hanno portato il pubblico a “scalare” montagne ricostruite all’interno del centro fieristico. Una simulazione concreta delle capacità off-road, pensata per coinvolgere anche i meno esperti. Grande attenzione è stata riservata anche al mondo delle auto di lusso e delle supercar. The Gallery ha ospitato una selezione di modelli ad alte prestazioni e ultra-lusso, curata con il contributo di concessionari e collezionisti dell’area di Detroit. Per molti visitatori, vedere da vicino vetture normalmente inaccessibili ha rappresentato uno dei momenti più attesi del salone. Non è mancato uno sguardo rivolto all’avventura e alla cultura dell’outdoor. Anche il motorsport ha occupato un ruolo centrale nel racconto dell’evento. Il Detroit Grand Prix è stato protagonista non solo con il tracciato indoor, ma anche con un’esposizione di vetture da competizione di altissimo livello. Dalle IndyCar alle sport prototype, un ponte diretto con la tradizione sportiva della città. Accanto alle prestazioni, il salone ha investito sul futuro. La nuova Visit Detroit Family-Fun Zone ha proposto attività Stem, simulazioni di guida e percorsi pensati anche per i più piccoli. L’obiettivo è stato quello di stimolare curiosità e interesse verso le carriere legate all’automotive e alla mobilità. Spazio anche alla memoria e alla cultura automobilistica. La mostra dedicata al centenario della Route 66 ha celebrato il legame tra l’auto e l’immaginario americano. Un viaggio simbolico capace di unire passato e presente. Rilevante anche la presenza della scena automotive locale. Modded Detroit ha portato in esposizione oltre 150 veicoli modificati, espressione di una cultura underground fatta di personalizzazioni e creatività. Non è mancato infine l’impegno sociale. Con l’iniziativa “Driven by Service”, il Detroit Auto Show ha rinnovato il sostegno alla comunità locale, raccogliendo beni invernali per gli studenti delle scuole pubbliche di Detroit. Come ha sottolineato il presidente del Detroit Auto Show 2026, Todd Szott, questa edizione ha puntato su un’energia nuova: più marchi, più auto, più esperienze immersive. E soprattutto un ritorno al contatto diretto tra persone e automobili. Insomma, in un’epoca dominata dal digitale, Detroit ha ribadito il valore dell’esperienza fisica. Meno distanza, più coinvolgimento. Una direzione che potrebbe indicare il futuro dei grandi saloni dell’auto.
Automobile Magazine – Italia

























