Primo Paese in cui Michelin decise di operare anche industrialmente fuori dalla Francia (dove la produzione di pneumatici era iniziata nel 1889) l’Italia vide l’inaugurazione dello stabilimento di Torino Dora nel 1906. Con il primo pneumatico italiano marchiato Michelin uscito dallo stampo di cottura il 13 luglio 1907 venne scritta la prima di una lunga serie pagine di successo. Sfogliando gli annali della Casa di Clermont Ferrand, si scopre però che l’avvio dell’attività di vendita dei pneumatici Michelin aveva avuto inizio cinque anni prima, esattamente nel maggio 1901 attraverso l’Agenzia Italiana per la vendita di pneumatici Michelin con sede a Milano. La decisione di costruire la fabbrica Dora venne presa, raccontando le cronache dell’epoca, per favorire l’introduzione nel nostro Paese di un prodotto – marchiato Bibendum – che stava già dimostrando tutta la sua importanza nello sviluppo dei mezzi di trasporto a motore. La scelta di Torino come sede della nuova fabbrica Michelin fu determinata dal fatto che fra il 1899 ed il 1907 in questa città operavano oltre 30 fabbriche di automobili, le migliori consumatrici del prodotto. Per anni lo stabilimento di Torino Dora svolse in seno al gruppo il compito di azienda-pilota: qui nacque, ancor prima che a Clermont Ferrand, la produzione di pneumatici per scooter e proprio a Torino ebbe inizio la riorganizzazione dei trasporti interni adottando, su vasta scala, l’impiego di carrelli sollevatori a forche e dei nuovi sistemi di magazzinaggio a palette. Alla fine del primo conflitto mondiale lo stabilimento di Torino si stava avviando ad una produzione per quei tempi elevata ma l’annesso piccolo cotonificio non era più in grado di fornire nella quantità richiesta la tela di cotone ed il cablé (cavetto di ritorti) anche perché i pneumatici per autocarri richiedevano ben 20 e più tele tessili. I dirigenti Michelin prevedevano inoltre un ulteriore sviluppo nella motorizzazione ed era perciò improrogabile una ristrutturazione radicale della produzione creando una più moderna unità produttiva tessile. Fu così che nacque nel 1927 un secondo stabilimento, ubicato a Trento. Tra le ragioni di questa scelta il fatto che il Governo italiano aveva emesso una nuova legge per favorire l’insediamento di unità produttive nelle Regioni da poco annesse al Regno d’Italia, e che avevano una economia in crisi. Inoltre, grazie all’Adige, nella zona c’era una grande disponibilità di manodopera e d’acqua. Per inciso questa stessa legge aveva portato Pirelli ad operare a Rovereto e Lancia a Bolzano. Nel 1924 furono avviate leoperazioni preliminari e vennero conclusi gli accordi con Autorità locali per l’acquisizioni delle aree. Nello specifico era quelle compresa tra la ferrovia e l’Adige e vicina al centro di Trento. Nel 1927 il nuovo stabilimento inizio la produzione come cotonificio. La mano d’opera reclutata Trento e nei paesi limitrofi era prevalentemente femminile per le doti d’agilità e destrezza manuale richieste. Si arriva così al 1958 quando Michelin effettua massicci investimenti dando all’unità produttiva una nuova dimensione, riducendo significativamente la produzione tessile e concentrandosi sulla fabbricazione di rinforzi metallici. Lo stabilimento raggiunge la sua massima espansione all’inizio degli Anni ’70 con un organico di poco superiore ai 1770 dipendenti. Nel 1999 la vecchia fabbrica cessa la produzione e una piccola unità produttiva viene installata a Gardolo – a nord di Trento – proseguendo la produzione di ritorti tessile e filiere metalliche, fino alla fine del 2005, quando viene definitivamente chiusa. La storia dell’importante stabilimento Michelin di Cuneo risale invece al 1961 quando l’ingegner Robert Daubrée avvia e porta a termine la costruzione del sito industriale. Va ricordato al riguardo che (la famiglia Daubrée era imparentata con i Michelin e fin dall’inizio era a capo delle attività italiane. La scelta di Cuneo è dovuta a molteplici motivi, tra cui la grande disponibilità di manodopera dovuta all’assenza di industrie nella zona, la ricchezza di acqua e la vicinanza a Torino. Alla morte di Robert Daubrée nel 1966, gli subentra il figlio Emmanuel che punta verso ulteriori espansioni e inizia in successione la costruzione degli stabilimenti di Alessandria (1970), Fossano (1970) e Torino Stura (1971). In particolare gli impianti di Alessandria e Torino Stura sono un classico esempio di espansione industriale nell’ambito di un territorio ristretto, in un periodo in cui le scelte industriali portavano alla scelta di piccole unità, piuttosto che di grandi insediamenti, come quelli della Casa madre. In particolare lo stabilimento di Torino Stura nasce anche come alternativa al vecchio stabilimento di Dora, che a seguito dell’espansione urbana, si era venuto a trovare praticamente nel centro cittadino
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