C’è allarme negli Stati Uniti per una ennesima turbativa nel mercato delle auto di seconda mano a seguito degli allagamenti creati nei piazzali dei commercianti e delle concessionarie dall’uragano Isaias dello scorso 9 ottobre. Le stime parlano di quasi 50mila veicoli danneggiati lungo la costa del Golfo e nel sud-est degli Stati Uniti, da aggiungere a circa 500mila fra auto e pick-up presenti sulle strade con danni da precedenti alluvioni. Quello che è già stato definito ‘Rischio Isaias’ potrebbe dunque aggiungere altri veicoli solo apparentemente in ordine – soprattutto nelle aste per commercianti – ad un parco veicoli che, per effetto della crescita delle truffe, mette in circolazione veicoli che possono anche essere pericolosi. Incrociando i rapporti storici di Carfax (il principale registro cronologico dei veicoli negli Stati Uniti) con i dati della National Insurance Crime Bureau (NICB) e delle grandi società di logistica e spedizione marittima, si stima che ogni anno, negli Stati Uniti, circa il 50% di tutte le auto alluvionate venga immesso nuovamente nel mercato. Secondo i dati aggiornati nel Paese circolano costantemente tra le 450 e le 530mila auto alluvionate con fluttuazioni che sono evidentemente collegate alla gravità della stagione degli uragani. Ciò che si rischia ora con Isaias è che il rientro di decine di migliaia di veicoli avvenga in modo fraudolento attraverso il cosiddetto Title Washing (lavaggio del certificato di proprietà). I truffatori acquistano le auto alluvionate alle aste dei rottami e le ripuliscono esteticamente. Successivamente trasferiscono i veicoli in stati americani con regole meno severe sui documenti d’origine, ad esempio spostandole dalla Florida o dal Texas verso l’Illinois o la Pennsylvania dove è teoricamente possibile rivenderle con un titolo di proprietà apparentemente ‘pulito’. Le analisi della logistica portuale (come i report di grandi vettori come Maersk) indicano che gli uragani più violenti generano incrementi del 10% – 15% nel volume complessivo di esportazioni dagli Usa di rottami di auto in container. Centine di migliaia di auto dichiarate distrutte dall’acqua vengono caricate (fino a 4 o 5) nei container e partono dai porti della Costa Est e del Golfo con destinazione Africa Occidentale (come Nigeria, Ghana), Medio Oriente, Europa dell’Est (Georgia, Ucraina) e Asia centrale. In questi Paesi i costi di manodopera per smontare, asciugare e riabilitare i cablaggi elettrici sono – assieme a quelli di ripristino delle carrozzerie – molto bassi e l’operazione di recupero è economicamente vantaggiosa per i rivenditori locali, a dispetto dei gravissimi rischi per la sicurezza.
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