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Ottobre 1886, Robert Bosch avvia procedure per aprire la sua officina a Stoccarda

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E’ il 23 ottobre 1886 e il giovane Robert Bosch (ha 25 anni) presenta alle autorità municipali di Stoccarda una richiesta formale per avviare la sua attività di “Officina di meccanica di precisione ed elettrotecnica”. Bosch inoltra domanda per ottenere la licenza commerciale ma anche quella edilizia necessaria per poter avviare l’attività in Rotebühlstraße 75B nei locali (un piccolo ufficio, due laboratori e un stanza con un piccolo crogiolo per fondere i metalli) presi in affitto.
    Robert Bosch provine da una famiglia borghese, e per avviare la sua attività dispone di un capitale di 10mila marchi (corrispondenti a 88mila euro attuali) ereditsto dal padre Servatius che gestiva con successo la locanda Krone ad Albeck vicino a Ulm.
    Robert a dieci anni frequenta la scuola tecnica secondaria (Realschule) ad Ulm e – sostenuto dal padre – si deeica all’apprendimento della meccanica di precisione, prima con un tirocinio di tre anni e poi come operaio specializzato.
    Decisiva l’esperienza che Robert nel 1884 – appena 23enne – fa negli Stati Uniti. Lavora infatti a New York per la Edison Machine Works di Thomas Edison, dove intuisce il potenziale inespresso dell’elettrotecnica.
    Nel 1885 si trasferisce in Gran Bretagna e inizia a lavorare – interessandosi di dinamo e generatori elettrici – presso la Siemens Brothers, filiale inglese della tedesca Siemens & Halske e una delle aziende leader mondiali nell’ingegneria elettrica.
    Lavorando come meccanico specializzato in una fabbrica all’avanguardia, il giovane Bosch apprende i segreti della manifattura industriale di precisione applicata all’elettricità.
    E diventa padrone delle nozioni sul funzionamento di dinamo e dei sistemi a bassa tensione.
    Il periodo trascorso nel Regno Unito lascia un’altra profonda impronta, Rimasto profondamente colpito dalla potenza industriale del Paese del tardo XIX secolo Bosch ha la conferma di come un’intuizione tecnologica possa trasformarsi in elemento di un mercato di massa globale.
    Ma torniamo al 23 ottobre 1886. Trasferitosi nuovamente in Germania con un prezioso bagaglio di idee, Robert Bosch utilizza i fondi ereditati dal padre non solo per affittare l’officina di Rotebühlstraße 75B ma anche per comprare i primi macchinari.
    L’autorizzazione per avviare le attività nell’officina arriva il 15 novembre e i locali diventano immediatamente una vera fucina di lavoro meccanico e, soprattutto, d’innovazione. Con lui ci sono un operaio specializzato (meccanico) e un apprendista.
    Nel 1887, un cliente chiede a Bosch di riprodurre un dispositivo di accensione a magnete a bassa tensione (già esistente perché creato originariamente dalla Deutz) da impiegare in un motore stazionario.
    Sviluppando una possibile soluzione Bosch comprende che il vero problema della nascente industria motoristica – e con essa quella automobilistica – era l’inaffidabilità dell’accensione del carburante.
    La ‘scintilla’ scossa intuendo che occorreva modificare e miniaturizzare i sistemi a magnete, rendendoli adatti per i motori a scoppio compresi quelli impiegati delle prime automobili, comprese quelle con motori Daimler come le Panhard & Levassor, le Peugeot e infine le Mercedes.
    Quasi primi anni sono però molto duri, tanto che lo stesso Robert Bosch descrive l’atmosfera in Rotebühlstraße 75B come ‘arges Gewürge’ (traducibile come un terribile travaglio). Ci sono momenti di vera crisi economica.
    L’applicazione, sempre più diffusa, del magnete di Bosch trasforma però dal 1897 in poi l’officina artigianale in una vera impresa industriale. Nel 1900, con gli ordini che cominciano ad arrivare dall’estero, i dipendenti sono già saliti a circa 45.
    Più tardi, nel 1902, insieme al suo ingegnere Gottlob Honold, perfeziona l’idea introducendo il magnete ad alta tensione abbinato alla candela, una soluzione che risolveva definitivamente il problema dell’accensione e da il via alla conquista dei mercati globali da parte della Bosch.
    Oggi l’azienda avviata fra l’ottobre e il novembre di 140 anni addietro opera attraverso 500 consociate e filiali regionali in oltre 60 Paesi nel mondo, con 412.800 collaboratori. E genera un fatturato (dati 2025) di 94 miliardi di euro.
   

Automobile Magazine-Italia

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