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F1, alla 'Golden age' Ferrari piloti guidano monoposto di Schumacher

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L’hanno chiamata ‘Golden age’, l’era d’oro della Scuderia Ferrari di Formula 1 più vincente di sempre. 10 anni di successi, dal 1996 al 2006, figli del leggendario ‘dream team’ composto da Jean Todt, Ross Brawn, Rory Byrne e Michael Schumacher, che ha prodotto 87 vittorie, cinque titoli mondiali piloti e sei titoli costruttori. Oggi, bissando il successo di ieri, otto delle monoposto guidate dal campione tedesco sono state portate in pista all’autodromo del Mugello di Scarperia (Firenze) da altrettanti piloti del Cavallino Rampante durante il Gran premio storico d’Italia, manifestazione cui hanno preso parte 250 vetture, di vari marchi e modelli.
    In particolare al termine dell’esibizione ferrarista, con le auto tutte schierate sul rettilineo principale, oltre 30.000 spettatori hanno potuto applaudire Gerard Berger, Giancarlo Fisichella, Mika Salo, Nicola Larini, Antonio Giovinazzi, René Arnoux, Andrea Bertolini e Eddie Irvine, compagno di Schumi dal 1996 al 1999.
    Luca Badoer, storico collaudatore di quegli anni e del quale Schumacher si fidava ciecamente, oggi non è sceso in pista, ma ha spiegato la difficoltà che ha riscontrato nel tornare ieri alla guida di una F1. ”Ho pilotato la vettura del 2006, erano 16 anni che non guidavo e devo dire che l’impatto è stato violento – ha detto – Dopo tre giri ho cominciato un po’ a rispolverare certe sensazioni, ma ero talmente lontano dalle prestazioni di allora che mi sono chiesto come facessi all’epoca. Ma è stata un’esperienza bellissima perché ho avuto l’occasione di guidare nuovamente una delle macchine dei miei tempi ed è stata una cosa fantastica”.
    “Qui – ha detto ancora – riviviamo gli anni di Schumacher, penso spesso a lui. Riaffiorano le giornate che passavamo insieme in pista a sviluppare le monoposto e sono ricordi piacevoli perché con lui c’era anche un’amicizia molto forte, quindi il legame tecnico e professionale si era tramutato e rinforzato grazie all’amicizia che era nata tra noi due. Le giornate di test con lui erano sì professionali, ma con una dose di familiarità ed erano momenti molto particolari”.
    ”Questo è un evento per veri appassionati perché puoi vedere da vicino una Formula 3 degli anni 70-80 accanto a una Formula 1 del 2006 – ha spiegato l’ex pilota di F1 Antonio Giovinazzi – In Italia sappiamo che il motosport è seguito veramente con tanto affetto, quindi ero certo che per un evento del genere ci sarebbe stata così tanta gente”.

 

 
   

Automobile Magazine-Italia

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