Confindustria, ‘crescono 9 settori su 22. Male il settore automotive’

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“Il numero di settori industriali
in crescita è aumentato nel 2025, rispetto al 2024: sono saliti
a 9, da 4”. “Solo 3 settori manifatturieri (su 22) sono
cresciuti sia nel 2024 che nel 2025, troppo pochi per una
dinamica aggregata robusta”. “12 settori hanno registrato cali
in entrambi gli anni”. Lo evidenzia un focus del centro studi di
Confindustria. Dopo un 2025 che ha visto prima una fase di
“fine caduta”, un “parziale e debole recupero”, per gli
economisti di viale dell’Astronomia nell’industria “non siamo
ancora arrivati a una netta inversione di tendenza”. Ma ci sono
“prospettive migliori per il 2026”: si profila “una moderata
crescita, tornando quindi al segno positivo dopo 3 anni
negativi”, con “un parziale recupero dei livelli persi negli
ultimi anni”. Guardando ai singoli settori, “bene farmaci e
metalli, male auto e moda”.

   
Guardando ai singoli settori, nell’analisi degli economisti
di viale dell’astronomia Automotive e moda restano “in
difficoltà”, “hanno vissuto due anni di caduta, anche se
attenuata nel 2025. Per il settore auto (-10,3%), tra i motivi
ci sono i prezzi in salita, l’incertezza sulle normative,
l’aumento dell’import. Il tessile-abbigliamento-pelli (-5,5% in
aggregato) è penalizzato dal calo dell’export e dalla fiducia
delle famiglie ancora bassa, in un’economia che cresce poco”.

   
La chimica “è l’unica che, in controtendenza, segna un calo
nel 2025 (-2,6%) più ampio del 2024: è un settore con
problematiche strutturali, perché risente dell’energia cara
utilizzata anche come materia prima e registra in tutta Europa
chiusure di impianti e casi di conversione a nuove produzioni
(bioraffinerie, accumulo di energia).

   
Farmaceutica e metallurgia “si rilanciano. La farmaceutica,
tra i settori in crescita (+3,8%), ha visto salire fortemente
l’export: +28,5% su base annua, il più elevato tra tutti i
comparti, con un surplus estero di 11,4 miliardi che conferma
una forte specializzazione internazionale; spicca la crescita
verso gli USA (+54%), legata all’accumulo di scorte. Anche il
settore metallurgico (+4,0%) è stato sostenuto moderatamente nel
2025 dal canale dell’export, nonostante gli elevati dazi imposti
dagli Usa (su acciaio e alluminio).

   
L’alimentare è “in controtendenza”. Il settore “è cresciuto
in entrambi gli anni (+2,6% in media la produzione nel
2024-2025), tra i pochi a non aver subito cadute, insieme agli
‘altri mezzi i trasporto’, nonostante entrambi rallentino nel
2025. Si conferma una caratteristica storica dell’alimentare,
cioè l’essere un settore anti-ciclico, che va bene nei periodi
difficili per l’economia. Considerata la sua stazza (15,2%
dell’industria, come produzione venduta), l’alimentare dà in
tali periodi un vitale supporto al resto dell’attività”. Il
focus del centro studi di Confindustria rileva anche ‘fattori di
ostacolo e di spinta’: “Ci sono dei fattori trasversali che
frenano tutti i settori industriali (anche se con diverse
intensità), così come l’intera economia italiana: l’energia
cara; il dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in
calo; l’elevata incertezza, l’alta quota di risparmio delle
famiglie e quindi i consumi fiacchi”. Viceversa, “aiutano
l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il
credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli
investimenti (specie in macchinari) che crea domanda per vari
settori”.

   
In questo quadro emergono “prospettive migliori per il 2026.

   
Per l’anno appena iniziato non sono ancora disponibili hard data
di fonte Istat ma solo alcuni indicatori congiunturali relativi
al primo mese, che – indica il rapporto – suggeriscono un lieve
miglioramento. La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per
l’aggregato della manifattura italiana, è di una moderata
crescita, tornando quindi al segno positivo dopo 3 anni
negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei
livelli persi negli ultimi anni. In un simile scenario, alcuni
settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre
potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un
aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite
recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo”.

   

Automobile Magazine – Italia

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