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'Facevano verbali falsi', 8 vigili urbani di Rimini indagati

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Fermavano cittadini in strada mentre erano in abiti civili, senza qualificarsi come pubblici ufficiali e intimandogli di “soffiare” nell’etilometro, oppure costringendoli a fare il test da ammanettati dopo averli inseguiti fin sotto casa e urlato contro “Manette, manette!” o “Te sei scappato e adesso ti porto dentro, ti porto in Procura”.
    Riportavano nelle annotazioni di servizio circostanze false o comunque non veritiere per ricostruire i fatti, affibbiando accuse di resistenza a pubblico ufficiale che non si erano mai verificate. E in un caso, secondo l’accusa, hanno sostenuto falsamente che durante l’inseguimento di un cittadino, alla guida di una bicicletta elettrica, quest’ultimo fosse andato a sbattere contro un bus, quando invece era stato fatto scendere dal mezzo e picchiato al volto con la paletta d’ordinanza, per essere poi preso a calci in testa.
    E’ un quadro pesante quello disegnato dalla Procura di Rimini nei confronti di otto agenti della polizia locale, tra cui due donne, indagati a vario titolo per falso in atto pubblico, violenza privata, calunnia e lesioni. Nei loro confronti sono scattate anche una serie di perquisizioni, che hanno portato al sequestro di cellulari, pc e altri dispositivi elettronici che secondo gli investigatori potranno essere utili per ricostruire con precisione gli episodi contestati, nel periodo tra il 2024 e il 2026. La Procura ha anche chiesto al Gip di emettere la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di ogni pubblico ufficio e servizio e la conseguente interdizione temporanea da tutte le attività.
    In quasi tutti i casi contestati, emerge come gli agenti agissero sempre in borghese, senza mai qualificarsi mostrando un tesserino o una pettorina. Come quando nel marzo del 2025, dopo aver fermato un uomo a bordo di una Lexus, in piena notte, e avergli intimato di soffiare nell’etilometro senza nemmeno farlo accostare, quest’ultimo è scappato temendo una situazione di pericolo ed è stato quindi inseguito fino a casa. Qui è stato ammanettato, per 30-45 minuti, e sottoposto di nuovo all’etilometro, così come la moglie che non era mai stata alla guida del veicolo.
    E ancora, in un altro caso, durante il trasporto di un arrestato dall’ospedale Infermi di Rimini agli uffici della polizia locale, dopo che l’uomo, da ammanettato, era riuscito ad aprire la portiera dell’auto e a lanciarsi sull’asfalto, provocandosi fratture alle vertebre, gli indagati avrebbero falsamente attestato nel verbale che l’arrestato aveva la cintura di sicurezza e un agente accanto durante il tragitto, quando in realtà era sui sedili posteriori da solo e con le manette davanti, non dietro alla schiena.
    “Abbiamo completa fiducia negli investigatori e nella trasparenza e serenità con cui verranno condotti i necessari, successivi approfondimenti”, ha detto il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad. “Altresì – ha aggiunto – non abbiamo dubbi sull’integrità del Corpo della Polizia locale di Rimini. Nelle prossime ore, il Comune di Rimini aprirà l’istruttoria per valutare i riflessi disciplinari delle condotte contestate”.
   
   

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