Il gruppo Renault ha chiuso il primo trimestre dell’anno con ricavi in crescita del 7,3% a 12,53 miliardi di euro, spinti dal settore auto e da quello dei servizi finanziari. Il primo è salito del 6,5% a 10,8 miliardi, il secondo del 13% a 1,72 miliardi.
I volumi di vendita sono scesi del 3,3% a 546.183 unità, a seguito di eventi straordinari legati al maltempo, che hanno colpito i siti logistici e produttivi del marchio Dacia in Romania. In crescita del 2,2% a 397.602 vetture le vendite del marchio Renault, che ha confermato la seconda posizione sul podio europeo, compresi i veicoli commerciali leggeri. In calo del 16,3% a 145.335 unità quelle di Dacia e in rialzo del 54,7% quelle di Alpine, grazie al modello A290. Quanto a Dacia, nel mese di marzo si è registrata una ripresa dell’1,9% rispetto all’analogo periodo precedente.
“Nel primo trimestre – commenta il direttore finanziario Duncan Minto – abbiamo beneficiato di una forte dinamica di prodotto sia a livello di autovetture che di veicoli commerciali, malgrado un avvio difficile in termini di immatricolazioni a causa di elementi non ricorrenti per il marchio Dacia”.
“Stiamo sfruttando appieno la nostra offerta di motorizzazioni – prosegue il manager – con veicoli elettrici da un lato ed ibridi dall’altro, entrambi in grado di garantire prestazioni elevate”. “Questa dinamica positiva – sottolinea – è sostenuta dalla crescita a due cifre degli ordini da inizio anno”. Per l’intero esercizio il gruppo conferma le proprie stime con un “un margine operativo del secondo semestre superiore a quello del primo semestre, in linea con la stagionalità solitamente rilevata”. Renault osserva “con grande attenzione” quello che succede in Medio Oriente, prosegue Minto, sottolineando la necessità di agire “con prudenza” mettendo in campo “azioni di controllo dei costi fissi e di quelli variabili a partire dai costi delle materie prime e sui consumi energetici dei siti produttivi e logistici”.
Il manager ricorda che l’obiettivo del gruppo è di “ridurre il costo per vettura di 400 euro a metà del piano industriale”.
Riguardo al prezzo del greggio “non abbiamo la sfera di cristallo – afferma – ma il costo del barile, non potrà certo continuare così per tutto l’anno”. In ogni caso, “non è così determinante sui costi produttivi delle vetture”, anche se “incide piuttosto su altre componenti come i trasporti”.
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