Enea studia l’inquinamento dell’aria da microplastiche degli pneumatici le cui concentrazioni possono risultare fino a cinque volte più elevate nelle zone urbane a traffico intenso dove i veicoli frenano e ripartono di frequente. Questo risultato emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Atmospheric Environment e condotto nell’ambito del progetto europeo Polirisk, con la collaborazione di Enea. Nel periodo 2022-2023, si legge sul periodico online Eneainform@, il team del progetto Polirisk (il cui obiettivo principale è di valutare gli effetti dell’esposizione alle micro e nano plastiche sulla salute dell’uomo) ha monitorato tre siti con flussi e velocità di traffico diversi: una strada urbana con traffico di tipo ‘stop-and-go’, un tratto autostradale a traffico elevato ma scorrevole e un parco cittadino che distava dalla strada (secondaria) più vicina 50 metri, con campagne di campionamento del particolato atmosferico Pm10 a Utrecht (Paesi Bassi), dove si stima che ogni anno vengano rilasciate nell’aria tra le 880 e le 2900 tonnellate di particelle plastiche a causa dell’abrasione degli pneumatici su strada. Nel parco sono state misurate le concentrazioni di microplastiche da pneumatici più basse (3,1-5,1 nanogrammi per metro cubo), mentre quelle più elevate sono state rilevate vicino all’autostrada (7,8-18,1 ng/metro cubo) e in misura maggiore nella zona a traffico “stop-and-go” dove i veicoli si fermavano e ripartivano frequentemente. Quindi, rispetto al parco i livelli di gomma sintetica e naturale nell’aria erano in media fino a 3 volte più alti in autostrada e quasi 5 volte maggiori nella zona a traffico “stop-and-go”. Anche le concentrazioni di benzotiazolo risultavano più elevate vicino all’autostrada (2,4 volte superiori) e nella zona “stop-and-go” (4,6 volte maggiori) rispetto al parco. In generale, le concentrazioni di metalli derivanti dall’usura dei freni sono risultate da tre a otto volte superiori nelle zone trafficate rispetto al parco.
Nei campioni raccolti, la quantità di microplastiche da pneumatici rappresentava in media lo 0,45% del particolato Pm10: una frazione relativamente piccola, il cui peso potrebbe però aumentare in futuro.Per le rilevazioni sulla qualità dell’aria, i ricercatori hanno utilizzato marcatori di gomma sintetica e naturale – le principali componenti degli pneumatici – e un marcatore per il benzotiazolo, un additivo impiegato per indurire la gomma. In parallelo, sono stati monitorati anche altri inquinanti generati dal traffico provenienti dall’usura dei freni (metalli come ferro, rame, cromo e manganese) e dalle emissioni dei motori, per verificarne la correlazione con le microplastiche oggetto dello studio.”La diffusione dei veicoli elettrici – conclude la ricercatrice Enea Sonia Manzo, che ha coordinato lo studio per conto dell’Ente – ridurrà in parte le emissioni di inquinanti legati alla combustione, ma è prevedibile che comporterà un aumento dei livelli di microplastiche prodotte dall’usura e dal contatto con l’asfalto degli pneumatici, a causa di un attrito superiore per il maggior peso di tali veicoli”.
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