Con arrivo delle norme Euro 6e-bis omologazioni più vicine alla guida reale

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L’entrata in vigore dal primo gennaio del nuovo standard di emissioni Euro 6e-bis che comporta una diversa procedura di prova – per “una maggiore coerenza tra i risultati dei test di laboratorio e le condizioni di guida reali” – sta avendo effetto soprattutto sul segmento dei modelli ibridi plug-in che in precedenza avevano potuto essere omologati con consumi ed emissioni di CO2 molto favorevoli.     Le modifiche al Regolamento (UE) 2023/443 della Commissione relative alle procedure per l’omologazione riguardo alle emissioni per i veicoli passeggeri e commerciali leggeri – confluite nella norma Euro 6e-bis – hanno infatti costretto i produttori di auto e furgoni a ri-omologare i modelli i cui valori erano stati certificati prima del primo gennaio 2025.     Secondo i nuovi parametri, che avranno valore fino al gennaio del 2027 prima di l’ulteriore inasprimento stabilito per le norme Euro 6e-bis FCM, la distanza di riferimento per i modelli Phev è stata innalzata da 800 a 2.000 km (diventerà 4.260 nel 2027) ed è stato aumentato il range delle temperature per le prove RDE, che è passato da 30-35 a 35-38 gradi centigradi.     La norma Euro 6e-bis fissa inoltre l’obbligo della presenza a bordo di sistemi avanzati di monitoraggio Obm (i cosiddetti On-Board Monitoring) che rilevano costantemente i livelli degli inquinanti emessi. Si tratta di una sorveglianza costante dei livelli degli ossidi di azoto NOx e del particolato durante l’intero ciclo di vita del veicolo, non solo durante i test di revisione.     Le informazioni sulle emissioni raccolte dall’Obm sono memorizzate in registri protetti attraverso criptatura all’interno della centralina per impedire manomissioni o elaborazioni non autorizzate.     E sono accessibili via connessione alla rete dati (Over-the-Air) o tramite la porta per la diagnosi Obd per i controlli tecnici periodici ed anche le ispezioni su strada da parte degli organi di Polizia.     Un modello Phev di riferimento, dopo la riomologazione – dettaglia in rapporto pubblicato in Spagna da Arval – è passato da un consumo di carburante di 0,9 litri/100 km e da emissioni di CO2 pari 20 g/km rispettivamente a 2,7 litri/100 km e 52 g/km. Lo stesso rapporto segnala che i nuovi valori di emissioni di CO2 incideranno sul limite medio di 115 g/km che i produttori dovranno rispettare entro il 2027 per evitare sanzioni Ue.        

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