Monopattini fermi a Firenze, il Tar non sospende lo stop

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Confermato, per ora, lo stop ai monopattini in sharing a Firenze dall’1 aprile prossimo.
    L’istanza cautelare contro la decisione del Comune promossa da Bird, azienda leader a livello internazionale nel settore della micromobilità, è stata rigetta dal Tar della Toscana. La società comunque non si arrende: “La battaglia non è conclusa – afferma in una nota – Il pronunciamento cautelare non entra nel merito della legittimità del provvedimento e per questo andremo avanti per far valere le nostre ragioni contro uno stop che riteniamo ingiustificato e sproporzionato”.
    La delibera di Palazzo Vecchio sullo stop ai monopattini in sharing risale a novembre scorso. Una decisione legata al cambio della normativa a livello nazionale e alle criticità nella gestione. Il nuovo codice della strada ha imposto nuove regole per i monopattini tra cui l’obbligo di indossare il casco e per il Comune fiorentino la tipologia del servizio rende problematico garantire il rispetto delle norme, anche a fronte dei controlli della polizia municipale. Così “si viene a creare una situazione di potenziale violazione sistematica del codice della strada, non accettabile per la sicurezza urbana e per quella stradale”. A ciò si aggiungono “le criticità legate allo scorretto utilizzo da parte degli utenti”: parcheggi selvaggi, transito contromano, sui marciapiedi e in aree vietate alla circolazione, utilizzo delle corsie riservate a bus e taxi.
    E’ invece di fine gennaio l’annuncio di Bird del ricorso alla giustizia amministrativa per presunte “incongruenze rilevanti, fino a veri e propri errori di qualificazione del servizio”.
    Ieri la prima decisione del Tar, che, fa presente l’azienda, riguarda però “esclusivamente la sospensione immediata dell’atto e non rappresenta una sentenza definitiva. Nel giudizio di merito verranno affrontati i profili giuridici che continuiamo a ritenere critici a partire dalla coerenza della delibera con il quadro normativo nazionale e con il percorso amministrativo condiviso negli anni. In questi anni abbiamo operato in coordinamento con l’amministrazione comunale, adeguando progressivamente il servizio alle prescrizioni ricevute e investendo in sicurezza, controllo e organizzazione del sistema a postazioni. Poi all’improvviso Palazzo Vecchio si è auto-sconfessato. Per questo riteniamo che esistessero ed esistano margini per soluzioni regolatorie alternative allo stop totale”.
   

Automobile Magazine – Italia