Si è raggiunto “un accordo equilibrato e pragmatico nel rispetto della competitività: un risultato rilevante che mostra come l’Italia con il suo approccio possa correggere politiche dannose”. Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio Ue a proposito dell’intesa che rinvia lo stop alle auto non elettriche, spiegando che c’è l’intenzione di “allargare questo gruppo di lavoro sul modello di quello per l’immigrazione”. Gli “sforzi negoziali” dell’Italia nei prossimi mesi si concentreranno innanzitutto per garantire “una piena attuazione della neutralità tecnologica. Senza appesantimenti burocratici eccessivi e senza limiti sproporzionati per i biocarburanti, che devono poter rappresentare una concreta prospettiva industriale anche oltre il 2035, e non soltanto un piccolo correttivo al precedente impianto normativo”. “Lavoreremo insieme ai governi maggiormente allineati con le nostre posizioni, affinché – ha spiegato – queste possano affermarsi con maggiore forza e il settore possa recuperare una proiezione industriale di medio termine anziché condannarsi alla desertificazione industriale”.
“Fortunatamente abbiamo vinto una battaglia importante a livello europeo perché la sciagurata decisione di bloccare la produzione di auto non elettriche a partire dal 2035 è entrata in crisi. Votai contro insieme ai parlamentari europei del mio partito. Però perdemmo e la sciagurata decisione passò. Adesso si può cambiare. Teniamo presente che se fosse entrata in vigore quella norma sul serio, in Italia avremmo perso 70.000 posti di lavoro”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani aprendo la Conferenza Nazionale dell’Export e dell’internazionalizzazione delle imprese a Milano.
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