E’ solo un primo passo la cancellazione, per il solo 2027, del bollo auto per le autovetture di piccola e media cilindrata. Il governo ha promesso di voler abolire per sempre il ‘balzello’ che pesa sulle tasche di molti automobilisti. Inoltre la norma non è ancora arrivata in Parlamento e già si pensa alle modifiche.
Ovviamente estensive. Si ragiona su come alzare la soglia per le famiglie numerose o come consentire di aiutare anche chi l’auto la usa per lavoro (e magari supera l’attuale limite di esenzione). Ma c’è anche chi propone di rivedere il superbollo, quello aggiuntivo che si applica sulle auto potenti e che da tempo si pensa di alleggerire. Le diverse associazioni dei consumatori, poi, fanno i conti: il risparmi stimato medio è tra i 113 e i 163 euro, meno della stangata che il caro carburante promette sulle tasche degli automobilistico.
Per un’ ulteriore estensione il nodo è quello delle risorse, una coperta sempre troppo corta. Al momento il decreto, del quale si attendono anche i dettagli tecnici di copertura, stimava nelle bozze circolate un costo di poco inferiore ai 2,4 miliardi per il solo 2027. Se rimanesse così sarebbe uno stop temporaneo. La manovra di bilancio, ha assicurato la premier Giorgia Meloni, lo renderà strutturale. Lo dice in chiaro anche il comunicato diffuso dopo il Consiglio dei Ministri.
L’attuale copertura, quella per il 2027, – secondo le indicazioni emerse – viene in parte realizzata con economie del Pnrr: non con i fondi di Bruxelles, ma delle minori uscite provenienti da risorse del bilancio italiano stanziate per accompagnare il raggiungimento degli obiettivi. Questa copertura, sulla quale l’opposizione solleva anche dubbi di costituzionalità, di certo non esaurisce il compito del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, al quale spetterà il compito di trovare per l’abolizione strutturale le risorse anche per i due anni successivi, a conti fatti altri 5 miliardi. Il bollo auto diventa così un altro capitolo di rilievo da aggiungere ad una manovra che si propone di alleggerire l’Irpef tra i 50 e i 60mila euro e di riproporre bonus per favorire i rinnovi contrattuali e l’aumento dei salari per i giovani.
Difficile poi blindare le misure in un anno pre-elettorale, tenendo stretti i cordoni della borsa. Rulla già il tamburo per modificare ed estendere l’esenzione del bollo. “Io sicuramente cercherò di allargarlo alle famiglie numerose, quelle con più di tre figli, magari aumentando anche un po’ i kilowatt per queste categorie”, dice Marco Osnato che è deputato di Fdi e presidente della commissione Finanze della Camera. L’idea è che le famiglie numerose – quelle con più di tre figli – hanno bisogno di vetture ampie, come i monovolume che hanno potenze fino a 150 Kw. Ma il tam tam suggerisce che ci sarebbe già il pressing per attuare misure specifiche in favore dei lavoratori autonomi che hanno la necessità di usare un’auto più potente o un furgoncino.
C’è poi il superbollo. Il vicepremier Matteo Salvini annuncia che è al lavoro per una limatura di questa sovrattassa che pagano le vetture oltre i 185 kW. “Sto facendo le stime al ministero e cuba circa 250 milioni di euro di introito all’anno”, spiega aggiungendo che l’ipotesi prevede un costo complessivo da 50 milioni, perché il rilancio del mercato di questo segmento automobilistico farebbe comunque entrare maggiori tasse nelle casse dello Stato.
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