“Toyota non è un ospite in Europa”.
Lo afferma Yoshihiro Nakata, presidente e amministratore
delegato di Toyota Motor Europe sottolineando che “siamo un
produttore europeo e vogliamo che l’industria automobilistica
europea abbia successo”. Da qui la richiesta all’Ue di avere un
approccio normativo ‘Made with Europe’ (fatto con l’Europa, ndr)
che “consideri partner di fiducia” paesi come il Regno Unito,
dove il gruppo ha due impianti con 3mila addetti, la Turchia,
dove la fabbrica di Arifiye produce 280mila auto l’anno con
5mila addetti, e il Giappone. “Una norma che preveda
l’assemblaggio esclusivamente nell’Ue – sottolinea il manager –
invierebbe un segnale sbagliato agli investitori di lunga data,
perché un veicolo prodotto in Europa rappresenta molto più della
semplice origine dei suoi componenti, rappresenta anche le
attività di ingegneria, ricerca e sviluppo e assemblaggio,
nonché i posti di lavoro qualificati che ne sono alla base”.
Il manager chiede poi all’Ue “obiettivi pragmatici,
tecnologicamente neutrali e raggiungibili” sulle emissioni di
Co2, con “una finestra di conformità intorno al 2030 e
flessibilità intorno al 2035”. In questo quadro i veicoli
alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili e
sostenibili (Veef) debbono essere riconosciuti a zero emissioni
a differenza di quelli a celle a combustibile, che dovrebbero
rimanere “fuori campo di applicazione finché il mercato non si
svilupperà ulteriormente”.
Toyota è attiva in Europa da oltre 60 anni. Nakata conferma
che il primo costruttore mondiale “sostiene pienamente gli
obiettivi climatici dell’Europa”, ma ritiene che le prossime
decisioni dell’Ue in tema di automobili debbano unire “ambizione
e pragmatismo” e “riflettere la reale domanda dei clienti”
aprendo a “tutte le tecnologie che riducano la Co2” con il
“contributo significativo di partner di fiducia”.
Automobile Magazine-Italia






