L’economia dei furgoni muove il Paese, vale il 4,9% del Pil

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Nel traffico delle tangenziali, nei parcheggi delle aree industriali, nelle consegne che scandiscono la vita dei centri storici. L’Italia che si muove su ruote e che compone la spina dorsale dell’economia emerge in una nuova analisi che quantifica per la prima volta il peso reale dell’ecosistema dei veicoli commerciali leggeri.     Secondo il case study realizzato da SDA Bocconi per Ford Italia, il comparto genera 108 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 4,9% del Pil nazionale, e sostiene 1,53 milioni di posti di lavoro nelle attività “van-intensive”. Una dimensione che, su scala europea, raggiunge 860 miliardi, ponendo idealmente questo “Stato dei furgoni” al sesto posto per Pil nell’Unione.     Il report arriva nel sessantesimo anniversario del Transit, un modello che ha attraversato trasformazioni produttive e sociali diventando un simbolo del lavoro su strada.     ”Questi dati confermano la centralità di un settore che è la vera spina dorsale dell’economia – osserva Marco Buraglio, amministratore delegato di Ford Italia – . Celebrare i 60 anni del Transit significa celebrare questo mondo”’.     A rafforzare il legame con il territorio è il primato lombardo, dove un veicolo commerciale su tre è Ford. La ricerca evidenzia come il settore non sia affatto marginale. ”Non è un comparto di nicchia, ma una colonna portante del sistema produttivo”, afferma Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente SDA Bocconi. L’evoluzione dei veicoli commerciali, spiega, ”riflette i cambiamenti del tessuto economico e indica tre dinamiche che stanno ridefinendo il concetto di lavoro mobile”. La prima è la transizione ecologica, che per le imprese assume oggi un valore economico oltre che ambientale. Con l’espansione delle Ztl, l’elettrico diventa un investimento strategico: la ricerca segnala un risparmio fino a 12.000 euro in tre anni con modelli come l’E-Transit, grazie alla riduzione dei costi di energia (-70%) e manutenzione (-40%).     La seconda tendenza è quella digitale, dove la telematica predittiva anticipa i guasti e riduce i fermi macchina fino al 60%. Non conta più solo il mezzo, ma il servizio che abilita: un passaggio verso la “servitizzazione” che lega produttività e continuità operativa’. Infine il terzo cambiamento riguarda gli stili di vita. Il furgone non è più soltanto uno strumento di lavoro, ma una piattaforma di mobilità versatile. Il boom dei campervan costruiti su telai professionali racconta di un nuovo immaginario legato al viaggio, in cui il veicolo commerciale diventa anche mezzo di svago e turismo nomade.     A supporto di questa flessibilità c’è una architettura modulare a tre livelli: meccanico, con telai fino a 5 tonnellate; logico, con software che permettono programmazioni avanzate tramite touchscreen; organizzativo, con una rete di oltre 200 allestitori europei in grado di trasformare un Transit in un’ambulanza, un’officina o un veicolo refrigerato.     Sessant’anni dopo il debutto, il Transit incarna così un’evoluzione più ampia: quella di un settore che non si limita a sostenere l’economia reale, ma che definisce nuove priorità basate su sostenibilità economica ed efficienza digitale. Due pilastri che, secondo lo studio, guideranno la competitività futura di un comparto sempre più centrale nel muovere il Paese.   

Automobile Magazine – Italia