Può essere un precedente importante per altri costruttori automobilistici, ma anche il segnale che Trump è tornato dal viaggio a Pechino con qualche impegno ‘politico’. La Volvo, controllata con oltre il 70% dal gruppo cinese Zhejiang Geely Holding, ha infatti ottenuto negli Stati Uniti un’autorizzazione specifica per la vendita di auto con tecnologia made in China. Il passo avviene dopo lunghe trattative tra il gruppo automobilistico con sede in Svezia, bloccato su un mercato fondamentale dall’introduzione della normativa Icts di sicurezza, che aveva chiuso allo sbarco di simili veicoli negli Usa. Il divieto riguarda infatti la vendita di auto con componenti software o hardware legati a entità cinesi o russe senza un permesso specifico. Ora l’amministrazione Trump ha concesso questo permesso a Volvo, che in Borsa a Stoccolma ha ampiamente festeggiato: il titolo del gruppo, con forti acquisti dall’inizio della seduta, è salito del 7% finale a 24,7corone svedesi, dopo un massimo di seduta a quota 25,3. “In base alla normativa, Volvo Cars Usa ha dovuto seguire una procedura con il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti per ottenere un’autorizzazione specifica per la continua importazione e vendita di auto connesse: grazie a questa autorizzazione possiamo ora proseguire nei nostri piani di crescita negli Stati Uniti”, afferma il gruppo automobilistico. Gli Stati Uniti rappresentano uno dei mercati più importanti per Volvo e ospitano il suo stabilimento di produzione d’avanguardia a Charleston, nella Carolina del Sud, dove il gruppo ha investito finora oltre 1,3 miliardi di dollari, creando più di 2.000 posti di lavoro. Lo scorso anno l’azienda ha celebrato 70 anni di presenza negli Stati Uniti, con 281 concessionari in 48 Stati, impiegando circa 11.500 persone.
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